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Il M5S si schiera a fianco della famiglia Cutrò. Presentata una petizione sul ripristino della scorta alla famiglia di Bivona.

Il M5S si schiera a fianco della famiglia Cutrò. Presentata una petizione sul ripristino della scorta alla famiglia di Bivona.
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IL Movimento Cinque Stelle ha presentato in mattinata una petizione sottoscritta dai  parlamentari siciliani  all’ARS, alla Camera e dai senatori per chiedere all’Ufficio Centrale Interforze per la Sicurezza Personale del Ministero dell’Interno e al Comitato provinciale per l’Ordine e la Sicurezza di rivedere la scelta di revoca della scorta ai familiari del testimone di giustizia Ignazio Cutrò. Il documento, sottoscritto anche dai sindaci agrigentini di Favara, Anna Alba e di  Porto Empeodcle, Ida Carmina è stato consegnato brevi manu, al prefetto di Agrigento Dario Caputo da una delegazione di parlamentari  guidati dal senatore Mario Giarrusso, membro della commissione parlamentare antimafia.

Tra gli onorevoli presenti, anche la testimone di giustizia Piera Aiello, che per esperienza diretta, si fa’ portavoce dei disagi che vive chi ha deciso di denunciare la criminalità organizzata. La neo parlamentare, giustifica lo sfogo dell’ex imprenditore di Bivona e lancia un appello alle persone oneste che non si piegano alla prepotenza della malavita.

Neo eletto è anche il bivonese Filippo Perconti che conosce bene la storia di Ignazio Cutrò.

Secondo quanto riferito dal senatore Giarrusso, il prefetto di Agrigento si sarebbe reso disponibile a fare da tramite per chiedere, agli organi preposti, una rimodulazione del programma di protezione di Ignazio Cutrò e della sua Famiglia.

Subito dopo l’incontro in Prefettura, parte dei menbri della delegazione pentastellata, si sono spostati a Bivona per incontrare la famiglia Cutrò nella loro abitazione di contrada San Leonardo.

La paradossale vicenda del testimone di giustizia  abbandonato dallo Stato forse in uno dei momento più critici, ovvero con gli aguzzini dello stesso tornati in libertà e alla luce della recente pubblicazione delle intercettazioni con nuove minacce di morte, giunge quindi nei palazzi del potere. Agli organi istituzionalmente competenti adesso, spetta il compito di scegliere se tutelare l’onesta e coraggiosa famiglia bivonese.