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  Torna a scrivere alla Regione siciliana il sindaco di Agrigento, Marco Zambuto, sulla questione del dissalatore di Porto Empedocle. E’ infatti scaduto il contratto in base al quale la Regione si è caricata quasi il 50 per cento del prezzo di produzione dell’acqua dissalata. Contratto che il Comune ha poi trasferito a Girgenti acque che ha così potuto beneficiare di una tariffa più che agevolata. Già lo scorso 5 giugno il primi cittadino aveva rotto gli indugi affermando : “la Regione non lo vuole? Vuol dire che il dissalatore, per 500 mila euro, lo acquistiamo noi”. Nella lettera di ieri indirizzata al governatore Lombardo, dopo aver citato i diversi contratti, Zambuto fa rilevare che un apposito articolo del primo contratto preveda che la Regione, entro sessanta giorni dalla scadenza (prevista per l’08 agosto 2010), possa esercitare il diritto di riscatto dell’impianto, versando all’affidatario la somma di 500mila euro I.V.A. esclusa, e qualora la Regione non eserciti nel termine suddettoil diritto, lo stesso possa essere esercitato alle medesime condizioni dal comune di Agrigento. Il Sindaco constata che ancora la Regione non si è pronunciata nel merito ed evidenzia che l’amministrazione comunale, nell’interesse degli agrigentini, ha sempre sostenuto e conferma che l’impianto vada mantenuto e conservato in perfetta efficienza, mentre fa rilevare che il Comune non può più garantire la gestione del servizio idrico per cause allo stesso non imputabili e dovute unicamente alle subentrate disposizioni di leggi che hanno sottratto allo stesso ogni competenza ed incombenza trasferendole al Consorzio d’ambito Agrigento Servizio idrico integrato e, per esso, alla società di gestione Girgenti acque s.p.a..

La lettera si conclude con la comunicazione che il Comune è disponibile ad esercitare il diritto di riscatto dell’impianto e rassegna l’urgente ed indifferibile necessità di delineare e stabilire il percorso giuridico e gestionale da seguire. ” non possiamo rinunciare-scrive Zambuto- ad avere a disposizione una fonte di approvvigionamento alternativa alle altre risorse in caso di emergenza.

Torna a scrivere alla Regione siciliana il sindaco di Agrigento, Marco Zambuto, sulla questione del dissalatore di Porto Empedocle. E’ infatti scaduto il contratto in base al quale la Regione si è caricata quasi il 50 per cento del prezzo di produzione dell’acqua dissalata. Contratto che il Comune ha poi trasferito a Girgenti acque che ha così potuto beneficiare di una tariffa più che agevolata. Già lo scorso 5 giugno il primi cittadino aveva rotto gli indugi affermando : “la Regione non lo vuole? Vuol dire che il dissalatore, per 500 mila euro, lo acquistiamo noi”. Nella lettera di ieri indirizzata al governatore Lombardo, dopo aver citato i diversi contratti, Zambuto fa rilevare che un apposito articolo del primo contratto preveda che la Regione, entro sessanta giorni dalla scadenza (prevista per l’08 agosto 2010), possa esercitare il diritto di riscatto dell’impianto, versando all’affidatario la somma di 500mila euro I.V.A. esclusa, e qualora la Regione non eserciti nel termine suddettoil diritto, lo stesso possa essere esercitato alle medesime condizioni dal comune di Agrigento. Il Sindaco constata che ancora la Regione non si è pronunciata nel merito ed evidenzia che l’amministrazione comunale, nell’interesse degli agrigentini, ha sempre sostenuto e conferma che l’impianto vada mantenuto e conservato in perfetta efficienza, mentre fa rilevare che il Comune non può più garantire la gestione del servizio idrico per cause allo stesso non imputabili e dovute unicamente alle subentrate disposizioni di leggi che hanno sottratto allo stesso ogni competenza ed incombenza trasferendole al Consorzio d’ambito Agrigento Servizio idrico integrato e, per esso, alla società di gestione Girgenti acque s.p.a..

La lettera si conclude con la comunicazione che il Comune è disponibile ad esercitare il diritto di riscatto dell’impianto e rassegna l’urgente ed indifferibile necessità di delineare e stabilire il percorso giuridico e gestionale da seguire. ” non possiamo rinunciare-scrive Zambuto- ad avere a disposizione una fonte di approvvigionamento alternativa alle altre risorse in caso di emergenza.