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Il sostituto procuratore della Direzione distrettuale antimafia di Palermo, Fernando Asaro, al termine della requisitoria nell’ambito dell’inchiesta antimafia “Minoa”, ha chiesto la condanna di cinque degli otto imputati che hanno scelto di essere sottoposti a processo con il rito abbreviato. Il Pm ha chiesto: 20 anni per Domenico Terrasi, ritenuto il capo mafia di Cattolica Eraclea al quale il pm ha contestato due aggravanti: la recidiva specifica e l’essere tra i capi dell’organizzazione Cosa Nostra; 15 anni per Domenico Marrella, macellaio di Montallegro. Dieci anni per Andrea Amoddeo, genero di Terrasi, di Cattolica Eraclea, titolare di un ristorante precedentemente sottoposto a sequestro giudiziario. Il Pm della Dda in questo caso ha rinunciato a proporre al Gup del Tribunale di Palermo, Conte, dove si sta celebrando il processo, la richiesta di sequestro del locale pubblico. Infine, otto anni sono stati chiesti per Francesco Manno, cattolicese e sette per l’imprenditore di Ribera, Marco Vinti. Per Paolo Miccichè, Giuseppe Terrasi, Gaspare Tutino si procede con il rito ordinario. La vicenda riguarda i presunti componenti della cosca mafiosa di Cattolica Eraclea e Montallegro tutti coinvolti nell’inchiesta sfociata, il 27 novembre dello scorso anno, nell’operazione denominata “Minoa”. Otto, come detto, le persone finite in carcere.