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L’ex ministro democristiano, oggi senatore, Calogero Mannino risulta indagato dai magistrati di Palermo per “violenza e minaccia a un corpo politico”: ha ricevuto dalla Dia una convocazione in Procura, sarà interrogato la settimana prossima. Con Mannino si allunga la lista degli indagati che secondo i pm di Palermo avrebbero avuto un ruolo nella trattativa tra Stato e mafia, avvenuta fra il 1992 e il 1993. Nella stessa indagine risultano già indagati i boss Totò Riina e Bernardo Provenzano, il senatore del Pdl Marcello Dell’Utri, il generale dei carabinieri Mario Mori e il suo braccio destro al Ros, il capitano Giuseppe De Donno. Il procuratore aggiunto Antonio Ingroia, i sostituti Nino Di Matteo, Paolo Guido e Lia Sava interrogheranno il senatore Mannino lunedì prossimo, al palazzo di giustizia di Palermo. Top secret l’oggetto dell’audizione. Nell’avviso di garanzia ricevuto dal politico siciliano si parla genericamente di “pressioni” che Mannino avrebbe esercitato su “appartenenti alle istituzioni”, sulla “tematica del 41 bis”, il carcere duro che i capimafia cercavano di far revocare. Da un documento ritrovato dai pm e dalla Dia di Palermo al ministero dell’Interno era emerso un allarme dei servizi segreti, risalente alla primavera del 1992 (dopo l’omicidio dell’europarlamentare Dc Salvo Lima), per possibili attentati nei confronti di alcuni politici siciliani, fra cui proprio Mannino. Dopo la notizia del provvedimento, Mannino ha diffuso una nota in cui dice: “Se non fosse il testo dell’invito a comparire lo considererei o uno scherzo o un delirio. Ma vengo sottoposto ancora una volta al martirio della pazienza. E ancora una volta la mia difesa sarà secca ed intransigente. Respingo nel modo più totale ogni sospetto ed anche impressione d’accusa”.