Infiltrazioni mafiose al Comune di San Biagio Platani, le motivazioni della commissione prefettizia

Una situazione di “grave inquinamento e deterioramento dell’ente locale”, un sistema politico a disposizione della criminalità organizzata, un sindaco, Santo Sabella, che ricopriva un “ruolo attivo” in un sistema “caratterizzato dal ricorso costante a estorsioni e intimidazioni”. Sono questi alcuni dei passaggi della commissione prefettizia incaricata dal Ministero dell’Interno di vagliare la sussistenza delle infiltrazioni mafiose al comune di Santo Biagio Platani, sciolto per mafia ad inizio agosto.
Stando a quanto scrive la commissione era l’intero sistema politico del Comune a risentire di “un “condizionamento’” che si è concretizzato “nella inoperosità del Consiglio comunale ai fini dell’osservanza dei principi di legalità e della mancata attivazione dell’esercizio dei poteri di vigilanza e controllo da parte dell’esecutivo (inteso come sindaco e giunta) ai fini della imparzialità e trasparenza della cosa pubblica. Il comportamento tenuto dai pubblici amministratori – dicono ancora – va ad inquadrarsi in un perdurante comportamento di passività, indifferenza ed acquiescenza in ordine alle attenzioni ed alle agevolazioni date, attraverso il sistema degli affidamenti diretti ed il ricorso alle procedure di somma urgenza”.  Dagli atti, dicono ancora, emergono “precise consequenzialità tra il contesto socio-criminale locale, i collegamenti diretti ed indiretti con esponenti della criminalità organizzata degli organi elettivi e le attività amministrative poste in essere che, per le loro deviazioni dai principi di trasparenza, imparzialità e correttezza delineano un complessivo forte ‘quadro presuntivo’ di illecite interferenze e ingerenze del crimine organizzato di stampo mafioso all’interno del Comune”.Se precisi sono i riferimenti all’ex sindaco Sabella (il cui nome è comunque spesso omissato) e ad una fitta rete di parentele con soggetti a volte poco “raccomandabili”, la commissione rileva anche come la mafia prosperi dove maggiore è il bisogno. Dicono, infatti, che dall’attività di verifica e dalle carte della stessa operazione “Montagna” getta luce “su un modo di essere della criminalità organizzata che si conferma caratteristico di questa parte del territorio agrigentino, tipico di un contesto socio-economico connotato da forti sacche di sottosviluppo, dove non possono trovare luogo le moderne e sofisticate metodologie adottate dall’organizzazione mafiosa dei grandi contesti urbani ed economicamente più ricchi, ma che piuttosto fa leva su una condizione endemica di assoggettamento e bisogno”.