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Parla delle tante famiglie agrigentine che vivono in grandi difficoltà economiche la lettera che l’arcivescovo di Agrigento, mons. Francesco Montenegro ha indirizzato ai sacerdoti, diaconi, ai componenti dei consigli pastorali parrocchiali , ai cittadini, alle confraternite e ai comitati delle feste religiose. Lo fa in occasione dell’inizio della Quaresima invitando tutti a riflettere sul particolare momento storico che stiamo vivendo e a risparmiare sulle varie feste patronali: <<ciò che si risparmia- ha scritto don Franco- potrebbe confluire in un fondo da destinare alle famiglie in difficoltà. Ormai da alcuni anni e, temo per un tempo prolungato, migliaia di famiglie della nostra terra si trovano a vivere in serie difficoltà economiche: aumenta la percentuale di disoccupazione giovanile e non solo, l’agricoltura versa in uno stato di crisi profonda, la pesca è in grave crisi, non si vedono prospettive di investimento industriale>>. E , il riferimento del pastore della chiesa agrigentina , va poi ai tanti giovani che lasciano la nostra terra per trovare altrove un’occupazione e quelle persone adulte che sono state licenziate e che non sanno come provvedere ai bisogni delle loro famiglie. <<È una situazione di grave crisi – continua l’arcivescovo- per la quale non dobbiamo stancarci di pregare mentre, come comunità, dobbiamo interrogarci sul da fare perché il grido di dolore che si solleva da tante famiglie non rimanga inascoltato. Il Signore ci chiede di non perdere mai la speranza. La speranza, infatti, ha sempre bisogno di una traduzione concreta fatta di opere che aiutino chi soffre a rialzare la testa>>. Ecco la proposta di don Franco: <<un esame di coscienza per rendersi conto se lo svolgimento delle singole feste sia fedele al Vangelo o meno. Se non lo è proviamo a metterci in discussione per capire cosa e come cambiarlo. Per iniziare potremmo impegnarci a ridimensionare alcune spese>>. La Quaresima, che sta per iniziare aiuti tutti noi a cambiare vita, questo l’auspicio dell’arcivescovo che ieri sera durante il pontificale di San Gerlando, ha parlato, invece, degli sfollati e della Cattaderale: “S.Gerlando – ha detto don Franco- ha amato questa terra e questa città di Agrigento, in particolare; nel centro di essa ha voluto che si realizzasse una Chiesa Cattedrale, segno di unità e di comunione, collocata in alto, sulla collina, quasi come una sentinella, per guardare verso tulle le direzione della diocesi ed essere vista da più parti, quasi come un faro, perché nessuno perdesse la rotta della salvezza. La città nel cuore e la cattedrale nel cuore della città: forse potremmo sintetizzare così il sogno di Gerlando, la sua visione architettonica ed evangelica>>. Don Franco ha espresso tristezza per l’ennesima chiusura della madre di tutte le chiese: <<Con tanta tristezza nel cuore – ha sottolineato- oggi presentiamo al nostro amato patrono la sua cattedrale chiusa per i motivi strutturali che tutti noi conosciamo. Avere la Cattedrale chiusa è come avere la mamma ammalata! Ci si sente privi di un centro vitale e affettivo>>. E insieme alla Cattedrale don Franco ha guardato con preoccupazione il centro storico che cade a pezzi, giorno dopo giorno, <<diventando – ha detto- quasi il segno di una città che perde lentamente il suo cuore e il motivo unificante della sua storia bimillenaria>>.