L’Istat certifica che in Sicilia e in provincia di Agrigento la ripresa lavorativa non c’è.

Nell’ultimo anno 25 mila siciliani hanno lasciato l’Isola di cui 12 mila giovani. Un dato che, se coniugato al tasso di natalità sempre più basso, pari al 10,8 per mille, fa emergere un quadro sempre più preoccupante della situazione economia e sociale della Sicilia che sembra sempre più una regione povera. È una Sicilia che si allontana sempre di più dalle regioni virtuose del Paese quella che emerge dalle rilevazioni dell’Istat sul mercato del lavoro nel 2017. I  dati  fotografano un’isola  con aree dove cresce la disoccupazione e altre in leggera ripresa rispetto all’anno precedente ma comunque con performance al di sotto della media del Paese. Tra le cinque province che si collocano nella fascia con il tasso di disoccupazione più alto, tra il 22,6 e il 29 per cento c’è  Agrigento. Dopo i dati Istat interviene  Gero Acquisto, segretario della Uil di Agrigento. “Purtroppo dobbiamo constatare ancora una volta- dice- che il divario e la forbice in materia di lavoro è diventata una voragine in Italia come attesta il report dell’Istat per il 2017. E’ chiaro che le politiche per il lavoro al sud non hanno prodotto effetti benefici, come la nascita di posti di lavoro e di politiche per il tessuto produttivo. Ad Agrigento la situazione è ancora più drammatica, perché negli ultimi anni un dato che non può sfuggire a nessuno è il tasso di emigrazione, sia giovanile, sia anche in età adulta: non trovando occasioni di inserimento o reinserimento lavorativo, i siciliani sono costretti a lasciare la propria terra. E’ sotto gli occhi di tutti che la crisi deve essere sbloccata, partendo dagli investimenti sul territorio; in questa terra ancora non c’è un percorso virtuoso e gli standard di vita si sono abbassati. Questa provinci- conclude il sindacalista della Uil- non può restare l’ultimo lembo di Italia, i tanti parlamentari eletti a Palermo e a Roma devono battere i pugni nei confronti dei governi per interventi mirati e precisi, per dare ossigeno e sicurezza a chi è rimasto sul territorio”.