L’università di Agrigento non chiuderà. Lo assicura Di Maida.

Gli otto poli nati per decentrare i corsi degli atenei di Catania, Palermo e Messina sono oggi pieni di  debiti. E la situazione del conosrzio universitario di Agrigento è quella più delicata. Nella città dei Templi,  chiude l’unico corso di laurea in Beni culturali e archeologia. Il consorzio universitario di Agrigento (Cua) rischia di morire perché non ci sono più corsi di laurea attivi. Gli uffici di piazza Marina hanno tagliato quello che si poteva tagliare: prima Architettura, poi il corso di laurea in Giurisprudenza e adesso sono agli sgoccioli anche gli ultimi corsi ancora aperti. Il Cua ha un contenzioso con l’ateneo da 12 milioni di euro per mancati versamenti dal 2008 ad oggi.  Ma a chiarire la situazioje e assicurare che il Cua non chiuderà è il vice oresidente del consorzio, Giovanni Di Maida. “Se l’università di Palermo ha deciso di disimpegnarsi dal polo di Agrigento è una scelta di cui prendiamo atto – dichiara Di Maida – . Del resto è da tempo che assistiamo a questa scena. Sono state chiuse facoltà importanti e si pensa ad accentrare a Palermo altri corsi. Con Palermo c’è un contenzioso che va avanti da tempo e loro hanno fatto le scelte che hanno ritenuto opportune”. E’ in cantiere la stipula di un protocollo d’intesa con una università statale della Romania per l’avvio, ad Agrigento, di altri corsi di laurea. Nessun passo avanti invece per la Kore di Enna che inizialmente sembra essere intenzionata alla città dei Templi.  “Il problema del consorzio universitario di Agrigento è stata la mancanza di liquidità. Il Cua non ha debiti, ma crediti da esigere – spiega Di Maida – . E’ stato chiesto, ad esempio, al Libero consorzio comunale di versare la quota del 2016. Ne è nato un contenzioso che si trascinerà per arri per recuperare 650 mila euro”.