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Alcuni pizzini scoperti nel covo di Favara a Gerlandino Messina, il boss di Porto Empedocle attualmente detenuto a Tomezzo (Udine), hanno dato vita ad altre delicate indagini che hanno provocato l’invio di cinque avvisi di garanzia che sono stati notificati allo stesso Messina, alla sorella Anna, 34 anni; agli imprenditori Francesco Salemi, 58 anni, e suo figlio Salvatore, 34 anni e ad Angelo Cardella, 40 anni, tutti di Porto Empedocle. Gerlandino Messina che è stato catturato dai carabinieri il 23 ottobre del 2010 in via Stati Uniti 79 a Favara dopo un decennio di latitanza, è accusato insieme agli altri di associazione mafiosa e abbraccia uno spazio temporale specifico: dal 16 gennaio 2009 in poi.  Il reato ipotizzato dai magistrati procedenti Emanuele Ravaglioli e Rita Fulantelli è associazione mafiosa. In particolare, su un pizzino, datato 11 settembre 2012, Gerlandino Messina avrebbe scritto alla sorella Anna, e agli imprenditori Cardella e Salemi, indicando modalità per la riscossione di somme di denaro, presumibilmente estorsioni. Nel frattempo, la Corte d’Appello di Palermo ha confermato la sentenza emessa dal Tribunale di Agrigento il 19 febbraio scorso, e che ha condannato Gerlandino Messina a 9 anni e 6 mesi di reclusione per detenzione illegale di armi e munizioni, e ricettazione, con l’aggravante del favoreggiamento a Cosa nostra. Le accuse a carico di Messina sono state formalizzate dai Carabinieri all’ atto dell’arresto, perchè il capomafia, latitante dal 9 gennaio 99 e che ha 40 anni di età compiuti lo scorso 22 luglio, fu sorpreso in possesso di due pistole e un centinaio di munizioni. I pubblici ministeri della Direzione distrettuale antimafia di Palermo, Rita Fulantelli ed Emanuele Ravaglioli hanno, intanto, disposto un esame scientifico sui “pizzini” che saranno sottoposti ad accertamenti grafologici e dattiloscopici.  In particolare sono stati rinvenuti decine di pizzini dal contenuto esplicito. Alcuni di questi, una trentina, farebbero riferimento al ruolo di Anna Messina, sorella trentaquattrenne del boss, nella gestione degli affari della famiglia mafiosa. Altri  invece delineano il ruolo di Cardella, titolare di un negozio di autoricambi, e dei Salemi, che gestiscono un’impresa del settore edile e sono imparentati con i Messina.