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Collegato in videoconferenza con il Tribunale di Sciacca, l’ex capo di Cosa nostra agrigentina, Giuseppe Falsone, ha respinto l’accusa di conoscere l’imprenditore riberese Carmelo Marotta, tanto meno di avere avuto contatti con lui. Per gli inquirenti, invece, il boss campobellese non solo conosce Marotta, ma sarebbe stato anche aiutato durante la latitanza in Francia. Nell’udienza di ieri Falsone ha risposto alle domande dell’avvocato Aldo Rossi, difensore del riberese, del pubblico ministero, Giuseppe Fici e del presidente del Tribunale saccense, Andrea Genna. In ordine ai documenti d’identità trovati nel covo di Marsiglia, Falsone ha raccontato di averli ricevuti da un’altra persona, escludendo una responsabilità diretta di Marotta. Secondo la Squadra Mobile di Agrigento e i magistrati della Dda di Palermo, anche su questo punto l’ex capo mafia non dice la verità, perchè come accertato dalle indagini sarebbero stati frequenti i contatti tra i due, anche attraverso collegamenti via internet con Skype. L’accusa è certa anche sulla presenza di Marotta a Marsiglia nel periodo in cui il boss campobellese si nascondeva nella città francese. Il riberese ha ammesso di essere stato in quel posto, ma soltanto per una crociera che avrebbe fatto con la propria famiglia. Un aspetto che troverà risposte importanti il 21 dicembre prossimo, quando sarà ascoltato il direttore di un albergo di Marsiglia, dove risulterebbe la presenza di un Marotta.