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Mafia. Giuseppe Quaranta si è pentito.

Mafia. Giuseppe Quaranta si è pentito.
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Giuseppe Quaranta, 50anni, arrestato nell’ambito dell’operazione antimafia “Montagna” ritenuto elemento di spicco della famiglia mafiosa di Favara ha deciso di collaborare con gli inquirenti.  “Ho deciso di collaborare – avrebbe detto ai magistrati della DDA di Palermo – per il bene della  mia famiglia e mio personale… sono stanco e ho avuto delusioni da queste persone”.  La scelta di Quaranta a collaborare con la giustizia sarebbe maturata il 29 gennaio scorso, una settimana dopo il suo arresto.  Personaggio chiave nelle indagini è grazie ai suoi movimenti che gli inquirenti hanno ricostruito l’assetto del mandamento di Santa Elisabetta, che comprende i territori di Raffadali, Aragona, Sant’Angelo Muxaro e San Biagio Platani, e che nel tempo ha anche assorbito quello di Santo Stefano di Quisquina che agglomera ance quelli di  Bivona, Alessandria della Rocca, Cammarata e San Giovanni Gemini.  “Sono stato combinato nel 2010-2011 – ha raccontato il neo pentito – da Francesco Fragapane con la santina in mano e la punciuta… la mia santina raffigurava Sant’Antonio da Padova”.  Fragapane dunque da quel giorno, con quel patto di sangue rituale, svoltosi non a caso con il santino di S. Antonio, patrono di Favara, avrebbe promosso  Quaranta a  capomafia di Favara. L’aspirante collaboratore di giustizia fa’ anche i nomi degli esponenti di cosa nostra favarese.  “I componenti della famiglia di Favara sono Giuseppe Vella, Pasquale Fanara, Stefano Valenti, Gerlando Valenti, Giuseppe Blando, Calogero Limblici, Luigi Pullara e Angelo Di Giovanni. Ci sono altri gruppi criminali che noi chiamiamo ‘paraccari’ che non hanno un capo e un sottocapo”. Poi, inizia a descrivere la mappa politica dei mandamenti   “Il rappresentante di tutta la provincia – avrebbe detto Quaranta –  è Pietro Campo. Ogni mandamento è formato da quattro paesi. Il capo comanda i quattro paesi ma non può essere uno dei quattro”. A capo del mandamento di Favara Quaranta indica “Pasquale Fanara”. Nel lungo  verbale della sua deposizione,  la sua  ricostruzione sul mandamento di  Agrigento, e dunque dei relativi nominativi,  non sono stati resi noti.  A Santa Elisabetta comanda “Francesco Fragapane”. Il mandamento comprende “Raffadali (con a capo Antonino Vizzì con Manno Salvatore che è l’anziano. Sant’Angelo Muxaro (gestito dai Fragapane), Aragona (con a capo un certo Gino che ha una masseria, di cui non ricordo il cognome. Mandamento di Bivona (con a capo Spoto Giuseppe Luciano) che comprende San Biagio Platani (con a capo Nugara Giuseppe), Cianciana (con a capo Tornatore)… mandamento di Cammarata San Giovanni Gemini (con a capo La Greca)… ma ci sono pure Giambrone Calogerino e Angelo e i Mangiapane che girano…”.
Ed ancora: “Mandamento di Sciacca che era gestito da Di Gangi e che comprende Ribera (con a capo Capizzi Mario), e Burgio (non so ci vi sia a capo)”. Nomi top secret  anche nel caso di Sambuca e Palma”e dei mafiosi palermitani e catanesi (ad eccezione di “Salvatore Seminara appartenente alla famiglia di Caltagirone) con cui Quaranta dice di avere  e tutta la parte degli uomini che “si stanno muovendo per andare a comprare armi in Belgio in relazione a conflitti che sono sorti per traffici di droga”.Il prestigio di Quaranta, però, durò poco. Sul suo conto iniziarono a circolare cattive notizie: dai soldi che non arrivavano ai parenti dei Fragapane al mancato pagamento di una ingente partita di droga acquista a credito alla famiglia mafiosa di San Cataldo, 

“I calabresi hanno mandato 600 euro … per la famiglia di Francesco (Fragapane)… Non sono arrivati … Se li è messo in tasca lui”. E’ il 13 giugno del 2014 quando viene intercettata la conversazione – finita agli atti dell’inchiesta antimafia “Montagna” – fra Calogerino Giambrone e Giuseppe Luciano Spoto. Giambrone aveva appreso da esponenti criminali calabresi che questi avevano consegnato 600 euro a Giuseppe Quaranta per la “famiglia” di Fragapane. Denaro, però, mai arrivato a destinazione. Spoto, dunque – seguendo la ricostruzione fatta dai carabinieri del reparto Operativo, coordinati dal tenente colonnello Rodrigo Micucci – faceva presente a Giambrone la necessità di far giungere, in carcere, la notizia a Fragapane: “Gli si deve dire a Francesco (Fragapane) … però senza biglietto … se glielo possono dire a colloquio non lo so … non è uno che sa…”. 

 Francesco Fragapane allora dal luglio del 2014  destituì Quaranta  da ogni  incarico.