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Davanti alla seconda sezione penale del Tribunale di Agrigento (presidente Franco Messina), il Pm della Direzione distrettuale antimafia Fernando Asaro ha chiesto la condanna a 8 anni di reclusione di tutti gli imputati del processo “Minoa” che si celebra con il rito ordinario. Si tratta dei cattolicesi Paolo Miccichè, 36 anni, Giuseppe Terrasi,38 anni e Gaspare Tutino, 40 anni, tutti accusati di associazione mafiosa. Il Pm della Dda proseguendo la sua requisitoria, dopo l’interruzione dell’udienza scorsa, ha spiegato ai giudici del Tribunale le ragioni per le quali gli imputati sono stati arrestati e ritenuti componenti di un’associazione mafiosa. Per gli altri 5 imputati, che scelsero il rito abbreviato, lo scorso mese di dicembre, la Corte d’Appello di Palermo, rivoluzionò le sentenze di primo grado. Andrea Amoddeo e Francesco Manno, entrambi di Cattolica Eralclea, condannati in primo grado a 8 anni di reclusione, sono stati assolti. Rimodulate le condanne inflitte a Domenico Marrella, di Montallegro, al quale vennero inflitti in primo grado 12 anni di reclusione, ridotti a 8, e a Domenico Terrasi, di Cattolica Eraclea, condannato in primo grado a 18 anni, ridotti a 12. Infine, è stata confermata l’assoluzione per il riberese Marco Vinti. L’inchiesta “Minoa” riguardò i presunti componenti delle famiglie mafiose di Cattolica Eraclea, Montallegro e Ribera sfociata, il 27 novembre del 2009, nel blitz della Dia, con 8 persone in carcere. L’operazione ipotizzò la capacità di penetrazione dell’organizzazione mafiosa nella pubblica amministrazione e l’esistenza di un sistema di condizionamento illecito delle gare per l’affidamento degli appalti.