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Tramite l’imprenditore Salvatore Angelo, Cosa nostra avrebbe messo le mani sui cantieri per la realizzazione dei parchi eolici di «San Calogero» a Sciacca, «Eufemia» a Santa Margherita Belice e Contessa Entellina; «Mapi», a Castelvetrano e Montevago, e il parco fotovoltaico di Ciminna. Angelo è stato arrestato la notte scorsa dai carabinieri del Ros e del comando provinciale di Trapani assieme ad altre cinque persone, ritenute appartenenti alle famiglie mafiose di Salemi e Castelvetrano. Il ruolo dell’imprenditore trapanese sarebbe stato quello di assicurare una percentuale dei guadagni provenienti dai lavori dei parchi da destinare al super latitante Matteo Messina Denaro. L’infiltrazione nel settore delle energie alternative sarebbe stata favorita da collusioni con esponenti di rilievo dell’imprenditoria e dell’amministrazione pubblica trapanese, e andava dal controllo delle imprese incaricate allo sviluppo degli impianti di energia eolica, a quello della realizzazione e produzione di energia solare, fino all’interesse di Cosa nostra per le biomasse. Il provvedimento firmato dal Gip Giuliano Castiglia, ha portato in carcere anche due esponenti politici: Santo Sacco, consigliere della Provincia di Trapani e Salvatore Pizzo, consigliere comunale di Terrasini. Entrambi sono accusati di avere agevolato gli affari di Cosa nostra. Le manette ai polsi sono scattate anche per Gaspare Casciolo, ritenuto il capo della famiglia mafiosa di Salemi; e per altri due esponenti della cosca, Paolo Rabito e Gioacchino Villa. Le indagini coordinate dai pubblici ministeri della Dda di Palermo, Pierangelo Padova e Carlo Marzella, e dal procuratore aggiunto Teresa Principato hanno permesso di accertare il ruolo di primo piano dell’imprenditore Angelo, fedelissimo di Matteo Messina Denaro e ritenuto un vero e proprio re del settore dell’eolico.  Attraverso la sua rete di società controllava decine di progetti e cantieri sparsi in Sicilia.