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Mafia: Operazione Icaro, arresti ad Agrigento

Mafia: Operazione Icaro, arresti ad Agrigento
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Sono in tutto 34 gli indagati nell’ambito dell’ operazione “Icaro” condotta dalle squadre mobili di Palermo e Agrigento che stanotte ha portato a 9 arresti, 6 in carcere e 3 ai domiciliari, e a 4 obblighi di presentazione alla polizia giudiziaria. Sono tutti indagati, a vario titolo, per associazione a delinquere di stampo mafioso, estorsione e traffico di stupefacenti. Con questa operazione, gli investigatori hanno verificato come non si sia mai interrotto lo storico sodalizio tra Cosa nostra palermitana e agrigentina, così come dimostrato dai documentati summit andati in scena nelle campagne agrigentine tra ruderi ed appezzamenti di terreno. Le indagini hanno investito il capoluogo agrigentino e la zona occidentale di Agrigento, permettendo di ricostruire la pianta organica dell’associazione mafiosa “Cosa Nostra” in quel territorio ed, in particolare, di raccogliere numerosi elementi indiziari a carico del capo famiglia della cosca di Agrigento, Antonino Iacono, agrigentino, 61 anni e del capo famiglia della cosca di Porto Empedocle, Francesco Messina, nativo di Porto Empedocle, 58 anni. Questi ultimi, in particolare, operavano con metodo mafioso ed estorsivo per condizionare l’attività di ristrutturazione del rigassificatore di Porto Empodecle. Dalle risultanze investigative, oltre alla supremazia dei due “capifamiglia”, sono emersi i ruoli di spicco di numerosi soggetti organici all’associazione, quali Giuseppe Piccillo, uomo di fiducia di Iacono, delegato all’organizzazione di incontri con esponenti mafiosi di altre famiglie locali e per conto del quale si è reso responsabile di più azioni intimidatorie, finalizzate ad estorcere il pizzo a numerose imprese locali attive nel settore del “calcestruzzo”; Francesco Capizzi e Francesco Tarantino, organici alla famiglia mafiosa di “Porto Empedocle” e soggetti di fiducia di Francesco Messina, per conto del quale si sono resi responsabili di azioni estorsive in pregiudizio di imprese edili operanti in quel centro. Questi avrebbero tentato di condizionare il trasporto da e per l’isola di Lampedusa, nonché l’attività di ristrutturazione di alloggi popolari a Porto Empedocle. Tra gli arrestati anche Gioacchino Cimino, agrigentino, 61 anni, ritenuto organico alla famiglia di Porto Empedocle.

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