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Diviso in due tronconi il processo nei confronti dei soggetti convolti nell’inchiesta sfociata nel blitz “Maginot” che portò all’arresto di dieci presunti fiancheggiatori del boss di Cosa Nostra agrigentina Giuseppe Falsone. I provvedimenti cautelari riguardarono Carmelo Cacciatore, 46 anni, Francesco Caramazza, 38 anni, Liborio Parello, 41 anni, di Agrigento; Carmelo Marotta, 41 anni, e Giovanni Vinti, 42 anni, di Ribera; Giuseppe Maurello, 42 anni, di Lucca Sicula, Antonino Perricone, 41 anni, di Villafranca Sicula; Salvatore Morreale, 42 anni, Calogero e Antonino Pirrera, rispettivamente di 59 e 73 anni, di Favara. Il solo Marotta ha opotato per il rito ordinario ed è stato rinviato a giudizio. Il processo nei suoi confronti comincerà il 21 marzo prossimo e sarà celebrato dinanzi ai giudici del Tribunale di Sciacca. Tutti gli altri imputati hanno invece  chiesto di essere giudicati con il rito abbreviato. Per loro il processo comincerà lunedì prossimo quando il Gup del Tribunale di Palermo conferirà l’incarico di trascrizione di alcune intercettazioni a un perito. L’inchiesta trae origine dalle attività investigative tese a risalire alla rete dei fiancheggiatori che hanno assicurato protezione ed appoggi logistici al boss campobellese, catturato il 25 giugno del 2010 a Marsiglia. In particolare, le indagini dei poliziotti della Mobile di Agrigento hanno consentito di individuare i “picciotti” e i capi “famiglia” al servizio di Falsone e i ruoli operativi che costoro avevano assunto nel periodo di latitanza del boss per proteggere il ricercato e consentirgli di eludere le indagini delle forze di polizia e garantirgli la prosecuzione della propria attività delinquenziale mettendo le mani sulla realizzazione di opere pubbliche, centri commerciali e altri grossi appalti.