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Una manifestazione per dire sì allo sviluppo del territorio e all’occupazione e per chiedere ascolto al Sindaco di Agrigento Marco Zambuto. I sindacati degli elettrici FLAEI, UILCEM e FILCTEM, vogliono fare sentire la loro voce a favore del progetto del rigassificatore di Porto Empedocle che sta portando avanti Enel con la società Nuove Energie e che garantisce lavoro per centinaia di persone, ostacolato dal Comune di Agrigento e da alcune associazioni ambientaliste. Lo faranbno davanti al municipio di Agrigento venerdì 10 giugno dalle ore 11. Il 14 giugno prossimo dovrà pronunciarsi il Consiglio di Stato, dopo che il Tar ha accolto il ricorso presentato dal Comune di Agrigento e da alcune associazioni, annullando il decreto autorizzativo. La principale motivazione è quella secondo cui il Comune di Agrigento avrebbe dovuto partecipare alla Conferenza dei servizi in quanto interessato dal passaggio del gasdotto di collegamento. In realtà il gasdotto di collegamento di Nuove Energie, approvato con il decreto autorizzativo del terminale, non attraversa il territorio del Comune. SNAM Rete Gas, la società che dovrà realizzare il gasdotto, ha successivamente richiesto una variante di percorso che, questa sì, attraversa il Comune di Agrigento per qualche centinaio di metri, ma è oggetto di un procedimento del tutto distinto da quello di approvazione del terminale. I sindacati invitano cittadini, lavoratori, imprenditori, rappresentanti della società civile a scendere in piazza e manifestare per il lavoro, per lo sviluppo, per la trasparenza. “Siamo di fronte a un altro paradosso della sindrome Nimby – affermano i tre rappresentanti sindacali di Agrigento, Lillo Cipolla, Giovanni Manganella e Calogero Capobianco – Il rigassificatore di Porto Empedocle ha avuto tutte le autorizzazioni necessarie rilasciate dalla autorità competenti nazionali e regionali. La realizzazione del terminale porta con sé occupazione e misure concrete di rilancio, valorizzazione e tutela del territorio. Il sindaco Zambuto che si oppone alla realizzazione del progetto afferma di farlo perché vuole tutelare il territorio e rilanciare il turismo. Ma come? Il quadro di Agrigento oggi è quello di una città alle prese con edifici che crollano, con problemi di rifiuti e di distribuzione dell’acqua di fognatura e di viabilità. E cosa fa l’amministrazione comunale di Agrigento? Invece di preoccuparsi di mettere in campo azioni concrete per lo sviluppo del territorio, si oppone all’unico serio progetto di investimento nella zona, che offre le più ampie garanzie di legalità, trasparenza, tutela dell’ambiente e sviluppo. Ritengono che con il completamento del porto e la costruzione di una banchina atta a ricevere navi da crociera potrebbe veramente rilanciare il turismo e portare valore economico nella valle dei templi. Se il Consiglio di Stato confermasse la sentenza del TAR, ci sarebbe il rischio di uno stop definitivo al progetto – continuano i tre sindacalisti – E in un periodo di crisi come questo vorrebbe dire chiudere la porta a posti di lavoro e a una boccata di ossigeno per l’intera economia locale, anche per il Comune di Agrigento”