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Il contesto elettorale in Sicilia potrebbe surriscaldarsi in maniera seria.
Anche perché teoricamente alle amministrative potrebbero aggiungersi anche le elezioni regionali.
26 deputati di palazzo dei Normanni (di Pdl, Pid e Grande Sud) hanno, infatti, presentato la mozione di sfiducia al presidente della Regione Raffaele Lombardo.
Parlano di inadeguatezza politica e di governo e per questo i deputati di opposizione vogliono tornare alle urne.
Certo servono i numeri, che al momento non ci sono.
I deputati all’Ars sono 90 e per sfiduciare il presidente è necessario che la mozione si votata da almeno 46 soggetti.
L’udc, che non ha firmato la mozione, ha detto di essere disposta a votarla. Con loro il numero salirebbe a 34. Servono però altri 12 voti e l’opposizione spera di recuperarli in particolare dai cosiddetti “insoddisfatti” del Partito Democratico.
Ma cosa pensano i deputati regionali agrigentini?
Roberto Di Mauro del Mpa si dice sereno. “è una storia vecchia e i numeri non ci sono” ci dichiara aggiungendo che “sul piano politico la mozione è assolutamente irrilevante. E’ un presidente che ha fatto riforme forti e loro vogliono tornare al vecchio modo di governare la Regione”.
E sul rischio di voti a favore della mozione da parte di deputati del Pd Di Mauro è fiducioso: “è vero che all’interno c’è uno scontro per affermare la linea politica soprattutto per la candidatura del sindaco a Palermo – ci ha detto – ma i deputati del PD al 95% sono allineati sul sostegno a Lombardo”.
Posizione completamente opposta quella di Nino Bosco del Pdl, uno dei firmatari della mozione. “Questo è un atto dovuto per un presidente ribaltonista artefice di 4 anni di immobilismo per la Regione” ci ha detto. “Ci auguriamo – ha aggiunto Bosco – che ci sia una presa di coscienza di buona parte del Parlamento siciliano per andare a elezioni anticipate”.
Una prospettiva quest’ultima che rischierebbe di stravolgere gli equilibri politici soprattutto nei comuni, come Agrigento, chiamati a eleggere sindaco e consiglio.