Naufragio di Lampedusa, sommozzatori al lavoro per recuperare 12 salme

I sommozzatori della Guardia costiera hanno individuato a 60 metri di profondità il relitto del barchino affondato e parte delle persone ancora disperse. I corpi sono stati ripresi dal robot sottomarino a comando remoto della Guardia costiera. C’è anche il cadavere di un bambino ancora in fasce. Per il recupero di tutti i corpi occorreranno diversi giorni ma oggi i sommozzatori sono al lavoro. Al nucleo sommozzatori della Guardia costiera di Messina si uniranno i nuclei di Cagliari e Napoli.

A coordinare tutte le operazioni è la Procura della Repubblica di Agrigento, con il procuratore aggiunto Salvatore Vella che subito dopo la disgrazia è stato per giorni e giorni a Lampedusa. Il barchino è quello affondato all’alba del 7 ottobre a sole 6 miglia da Lampedusa quando, dopo aver dato chiamato i soccorsi, alla vista delle motovedette giunte dall’isola, alcuni dei migranti a bordo cominciarono ad agitarsi provocando il ribaltamento e il rapido affondamento dell’imbarcazione che era rimasta senza benzina e stava imbarcando acqua. Tredici le salme recuperate, tutte di giovani donne e tra loro una bambina di dodici anni. La guardia costiera non ha mai rinunciato alla ricerca dei corpi nonostante i primissimi giorni dopo il naufragio le condizioni meteo fossero proibitive. Appena il mare lo ha consentito i sommozzatori sono tornati in acqua e ieri mattina sono riusciti ad individuare il relitto.Intanto, non si fermano gli sbarchi a Lampedusa. Nella notte sono 172 i migranti approdati sull’isola più grande delle Pelagie. I profughi erano a bordo di un barcone in difficoltà a 35 miglia da Lampedusa, in area maltese. A ricevere l’allarme da un telefono satellitarie è stata la centrale operativa della Capitaneria di porto di Roma che ha immediatamente informato le autorità maltesi. E’ stata chiesta, però, la collaborazione dell’Italia.

Sul posto si sono precipitate le due motovedette della Guardia costiera e della Guardia di finanza che hanno provveduto al trasbordo dei migranti. Le unità navali hanno fatto rotta verso Lampedusa. Malta, secondo quanto ricostruito, non avrebbe dato le autorizzazioni sbarco indicando l’isola più grande delle Pelagie come unico porto sicuro. Dopo lo sbarco i migranti sono stati trasferiti nell’hotspot dell’isola