Nel Mediterraneo 2.000 migranti morti

Mentre l’Italia e l’Europa trattano sul futuro dei soccorsi nel Mediterraneo vi sono ancora cadaveri visto galleggiare e non mancano le violenze sui migranti pronti a partire sulle coste libiche. Si è aggravato il bilancio delle vittime dell’ultimo naufragio nel Canale di Sicilia. Sono 24 i corpi senza vita recuperati durante le ricerche da parte del pattugliatore “Foscari” e della corvetta “Fenice” nel luogo dove si è capovolto il peschereccio domenica scorsa. Tra le salme, ci sono sette donne e un neonato. La procura di Agrigento ha aperto un’inchiesta. Sono 364 i migranti salvati dalle navi della Marina Militare e dalla motovedetta delle Capitanerie di porto «Fiorillo». Tutte le imbarcazioni sono giunte nel porto di Augusta ieri pomeriggio. Numeri che si vanno ad aggiungere al macabro censimento che conta 1.889 persone morte nel Mediterraneo dall’inizio dell’anno, 1.600 delle quali nei mesi estivi, secondo la stima dell’Alto commissariato Onu per i rifugiati (Acnur), che ribadisce la richiesta di un’azione «europea urgente e concertata». Ed è proprio l’obiettivo a cui si lavora in queste ore. Cominciare a definire in termini politici una “exit strategy” dall’operazione Mare Nostrum attraverso il rafforzamento del ruolo di Frontex e un maggior coinvolgimento degli altri Paesi dell’Unione europea: questo, in sintesi, l’obiettivo dell’incontro che si terrà oggi a Bruxelles tra il ministro dell’Interno Angelino Alfano e la commissaria europea agli Affari interni Cecilia Malmström. Intanto le richieste di aiuto e i soccorsi in mare continuano senza sosta. Una nave mercantile ha imbarcato nel Canale di Sicilia 480 immigrati. Il cargo Aquila, di bandiera britannica, si sta dirigendo verso il porto di Pozzallo, nel Ragusano. E la nave della Marina militare Sirio ha soccorso due gommoni in difficoltà nel canale di Sicilia, trasferendo a bordo altri 171 migranti. Ulteriori drammatici particolari sui recenti naufragi emergono dalle testimonianze dei supersiti e dalla confessione di un giovane, che si sarebbe prestato a fare lo scafista del gommone su cui sono stati trovati 18 uomini morti. Gibril Jammeh, 19 anni, del Gambia, fermato dalla squadra mobile di Ragusa ha confessato di avere condotto il gommone della morte. Le vittime sarebbero state uccise dalla miscela di acqua e carburante che si era accumulata nello scafo, sommersi e bloccati dagli altri compagni di viaggio durante una fase di difficoltà nella navigazione. Ma dalle dichiarazioni dei sopravvissuti è emerso anche che, durante le fasi di partenza, i migranti sono stati picchiati con grosse spranghe in ferro, che potrebbero averne causato la morte.

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