“Nessun abuso del suo ruolo, D’Orsi va assolto”.

“Non ha abusato in alcun modo del suo ruolo pubblico nè ha sottratto risorse lavorative all’ente o affidato incarichi in maniera illegittima. La sentenza di primo grado che lo scagiona è lineare e corretta sul piano giuridico e logico”. Dopo la requisitoria del sostituto procuratore generale Emanuele Ravaglioli, che aveva chiesto la condanna a 4 anni e 6 mesi, l’avvocato Daniela Posante, per oltre un’ora, ha illustrato ai giudici della Corte di appello la sua arringa in difesa dell’ultimo presidente della Provincia di Agrigento, Eugenio D’Orsi, accusato di concussione, peculato e abuso di ufficio. Diversi i filoni investigativi confluiti al processo. Innanzitutto la concussione che scaturisce dall’avere preteso di non pagare dei lavori di ristrutturazione della sua villa di Montaperto, per un importo di 10 mila euro, dall’imprenditore licatese Vincenzo Vecchio la cui ditta era iscritta nella lista delle imprese di fiducia della Provincia. “Il pg, nel chiedere la condanna, – aggiunge Posante – dà credito alle parole di Vecchio che ha riferito almeno tre versioni diverse ammettendo anche di avere, in precedenza, dichiarato il falso. L’unico punto fermo nelle sue variegate versioni è che non ha mai avuto alcuna soggezione di D’Orsi nè ha mai rinunciato al suo credito che avrebbe riscosso in seguito. Di conseguenza non si capisce quale sia la concussione”. Il pg ha chiesto anche la condanna di D’Orsi per peculato perchè avrebbe sottratto alla Provincia, nel novembre del 2010 “in più occasioni”, le risorse lavorative dell’agronomo Giovanni Alletto destinandolo alla messa a dimora di alcune palme sempre all’interno della sua villa.
L’avvocato Posante ha replicato: “è evidente che Alletto non sapesse che doveva mettere a dimora le piante. In caso contrario non si sarebbe presentato, come documentano le foto dei finanzieri appostati, in giacca e cravatta”. Capitolo rimborsi pasti: l’unica condanna decisa in primo grado per D’Orsi si riferisce al non avere documentato adeguatamente il fine istituzionale di alcune spese, qualcuna effettuata in bar o autogrill di cui ottenne il rimborso. “Ma non esiste, quantomeno, neppure la prova del contrario – ha attaccato il difensore.” Infine altre ipotesi di abuso di ufficio contestate si riferiscono all’avere affidato a professionisti esterni alcuni incarichi di frazionamento di immobili “senza fare ricorso a personale interno”. “Intanto non esiste abuso – ha detto l’avvocato Posante – perchè pagare gli straordinari ai dipendenti sarebbe costato di più.” Si torna in aula il prossimo 27 marzo.