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Nuovo colpo contro cosa nostra.

Nuovo colpo contro cosa nostra.
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Nel 2008 l’operazione dei carabinieri “Scacco matto” aveva portato  alla totale disarticolazione di cosa nostra in tutta la valle del Belìce. Da lì si era resa necessaria la riorganizzazione della famiglia mafiosa di Menfi. L’operazione di questa notte dei carabinieri ha azzerrato, un’altra volta,  quella famiglia mafiosa. Sette le ordinanze di custodia cautelare in carcere per associazione mafiosa aggravata dall’uso delle armi. Ordinanze che sono state notificate a Cosimo e Giuseppe Alesi, rispettivamente di 52 e 47 anni; Tommaso Gulotta, 52 anni; Matteo Mistretta di 32 anni; Vito Riggio di 48 anni e Pellegrino Scirica di 62 anni, tutti di Menfi. Ordinanza di custodia cautelare in carcere anche per Domenico Friscia, 53 anni, di Sciacca.  L’indagine segue di poco l’operazione “Montagna”  che ha colpito tre mandamenti agrigentini e 16 clan ad essi collegate. I carabinieri con pedinamenti e intercettazioni sono riusciti a documentare come gli indagati avessero riorganizzato la famiglia  mafiosa di Menfi dopo essere entrati in contatto con elementi del calibro di Leo Sutera , già capo del mandamento di Sambuca di Sicilia e con Pietro Campo, capo famiglia di Santa Margherita Belice e Montevago. L’inchiesta si è incentrata principalmente sulla figura del capo famiglia di Menfi, Vito Bucceri  ,inteso “Bucittuni”, 44 anni, fermato nel luglio del 2016. Bucceri, poco dopo, ha iniziato a collaborare con la giustizia.   Era stato lui, al fine di ricostruire l’organizzazione, a contattare  in un primo momento  Domenico Friscia. Una volta ottenuta l’investitura la rinata famiglia menfitana ha ripreso il controllo del territorio iniziando dal business dell’imposizione dei videopoker e delle slot machines negli esercizi commerciali. Emblemtaica è la conversazione in cui gli indagati affermano ” ci dobbiamo mettere con le macchinette ce li prendiamo noialtri i soldi”.

Gli incontri avvenivano  nei luoghi più disparati, molto spesso all’interno  dell’ambulatorio medico menfitano  messo a dispozione da una delle figure centrali dell’inchiesta , il medico di base Pellegrino Scirica. Proprio lui , oltre a veicolare le informazioni all’interno dell’organizzazione , sarebbe intervenuto nella gestione degli affari del’associazione, incontrando persino, in una circostanza, Leo Sutera.