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La mafia non c’entra niente. All’origine dell’omicidio dell’imprenditore di Sommatino, Giuseppe Monterosso, ci sarebbe un regolamento di carattere economico, nell’ottica di una spartizione del settore del trasporto su gomma nei territori di Varese e Como. Questa la tesi a cui è arrivato il Gup del Tribunale di Milano, Simone Luerti, che nella tarda mattinata di oggi ha emesso la sentenza al processo con il rito abbreviato per l’omicidio dell’imprenditore nisseno, Giuseppe Monterosso, ucciso il 6 maggio del 2009, a Cavaria con Premezzo, una frazione di Varese. Cade per i dieci indagati l’accusa dell’aggravante mafiosa, prevista dall’ articolo 7. Il Gup ha inflitto 20 anni ad Andrea Vecchia, 42 anni, di Porto Empedocle, accusato di essere stato il mandante dell’omicidio. 18 anni, senza la diminuente della collaborazione, per Alessio Contrino, 46 anni, di Aragona, presunto esecutore materiale del delitto. 4 anni ad Antonio Cuntrera, 38 anni, di Realmonte, che ha risposto solo di reati legati al possesso di armi. Assolti con formula piena Giuseppe Volpe, 64 anni, di Porto Empedocle, difeso dall’avvocato Nino Gaziano, e Fabrizio Messina, 34 anni, di Porto Empedocle, difeso dallo stesso Gaziano e da Salvatore Pennica. Il pm Giuseppe D’Amico aveva chiesto l’ergastolo per Andrea Vecchia, 10 anni per Contrino, 8 anni per Antonio Cuntrera. Per altri due, Giuseppe Volpe, 64 anni e Fabrizio Messina, 34 anni, tutti di Porto Empedocle, sempre processati in abbreviato, il pm aveva chiesto l’assoluzione per mancanza di prove. Gli altri cinque della presunta organizzazione, che hanno scelto di essere giudicati con il rito ordinario, sono stati rinviati a giudizio. Si tratta di Paolo Albanese, 61 anni, di Foggia, Raffaele Gigliotti, 43 anni, di Como, Gaetano Ribisi, 41 anni, di Palma di Montechiaro, Calogero Palumbo, 48 anni, di Porto Empedocle e Giuseppe Luparello, 24 anni, di Como. Dovranno difendersi per il traffico e possesso delle armi.