fbpx

Antonino Baio, l’imprenditore di 72 anni in cella dal 28 novembre dopo avere confessato l’uccisione di Calogero Palumbo Piccionello di cinque anni più giovane, resta in carcere. Lo ha deciso il Tribunale del riesame di Palermo rigettando l’istanza dei difensori, gli avvocati Annalisa e Salvatore Russello, che avevano chiesto la concessione degli arresti domiciliari per mancanza di “eccezionali esigenze cautelari”. La piena confessione e l’età avanzata dell’indagato, secondo i legali, faceva venire meno ogni esigenza cautelare. L’inchiesta del Pubblico ministero Salvatore Vella, svolta sul campo dai carabinieri, continua per mettere a fuoco tanti aspetti della vicenda ritenuti poco chiari. Palumbo Piccionello, il più noto gestore della provincia di sale giochi, è stato ammazzato con quattro colpi di pistola al volto e al petto in via Napoli. Poco dopo Baio si è presentato in caserma dicendo di avere ucciso una persona e indicando ai carabinieri il luogo dove c’era il cadavere. Dopo avere detto che non avrebbe mai rivelato a nessuno il motivo, ha invece deciso di confessare durante l’interrogatorio di convalida del fermo dal gip Luisa Turco. Baio ha indicato come movente una lettera anonima inviata nel 2009 alla Prefettura nella quale Palumbo Piccionello veniva accusato di essere un usuraio. Baio sarebbe stato accusato da Palumbo Piccionello di essere l’autore della missiva e ne nacque un acceso litigio. La versione non convince il Pm Vella che, in ogni caso, ha disposto un saggio grafico per accertare se è stato Baio a scrivere la lettera. La difesa sostiene invece che la confessione è attendibile e le stranezze della vicenda sono da ricondurre ai problemi psichiatrici di Baio.