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Diego Gioacchino Lo Giudice Giuseppe Spatazza Pino Gambino Giuseppe Sardino Con l’operazione Apocalisse i carabinieri hanno smantellato la rete di fiancheggiatori del boss latitante Giuseppe Falsone. Tra le otto persone finite in manette, secondo quanto accertato dall’inchiesta coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia sono almeno due le figure di maggior spicco: Pino Gambino di Ravanusa e Diego Gioacchino Lo Giudice di Canicattì. Gambino in passato è stato coinvolto in numerose indagini per omicidio, tra i quali il delitto di Salvatore Ingaglio commesso a Campobello di Licata nel 1994. La sua posizione è stata archiviata per insufficienza di prove. L’imprenditore Lo Giudice invece è considerato dagli inquirenti un fedelissimo di Falsone, che ne avrebbe favorito la latitanza. Di lui ha parlato nel recente passato il collaboratore di giustizia Giuseppe Sardino. In pratica secondo il pentito, il canicattinese avrebbe messo a disposizione del boss latitante una villetta situata al confine con i territori di Ravanusa e Riesi. Subito dopo l’arresto di Sardino, l’abitazione è stata rasa al suolo. Gli investigatori sospettano che appena si diffuse la notizia della collaborazione di Sardino, Lo Giudice ha ritenuto opportuno cancellare ogni possibile traccia della presenza di Falsone nella sua casa. Come ha svelato un altro collaboratore di giustizia il racalmutese Maurizio Di Gati, Diego Gioacchino Lo Giudice avrebbe preso parte ad una riunione dei capi famiglia dove venne incoronato capo di Cosa nostra agrigentina Giuseppe Falsone di Campobello di Licata. Con l’inchiesta Apocalisse fatta luce anche sull’omicidio di Giuseppe Spatazza, il campobellese scomparso dalla circolazione pochi giorni prima del Natale del 2006. Secondo quanto dichiarato da Sardino ai giudici della direzione distrettuale antimafia di Palermo ad uccidere Spatazza sarebbe stato il latitante Giuseppe Falsone. Il delitto sarebbe stato commesso nel covo di Naro, dove ha il boss ha trascorso parte della sua latitanza.