Cronaca Polizia

Operazione antidroga “Casuzza”, l’intercettazione: “… non è che ha scoperto che spacciamo!”

Utilizzavano “un linguaggio di copertura”, con termini come “panini” o “pasta”. Ma spesso – stando a quanto emerge dall’ordinanza di custodia cautelare, richiesta dai pm Gloria Andreoli e Sara Varazi, firmata dal giudice per le indagini preliminari Alessandra Vella – parlavano esplicitamente di “stecchette”, “clienti”, “spaccio” ed “erba”. C’erano – e sono state intercettate dai poliziotti della Squadra Mobile, che è coordinata dal vice questore aggiunto Giovanni Minardi, – delle lamentele per la qualità della roba. E le preoccupazioni, inoltre, stando sempre alle pagine dell’ordinanza, non mancavano e riguardavano il canone da pagare per l’affitto della “casuzza” (un immobile di periferia) che, investigatori e inquirenti, hanno ritenuto quale “centrale” di cessione degli stupefacenti o la paura d’essere stati scoperti dal proprietario dell’immobile.
Emblematico uno stralcio di intercettazione: “… non è che ha scoperto che spacciamo” (il riferimento sarebbe stato al proprietario dell’immobile preso in locazione). All’alba di martedì, i poliziotti della Squadra Mobile – con a capo Giovanni Minardi e il suo vice: il commissario Giovanni Franco – hanno eseguito, fra Favara, Agrigento e Canicattì, ben 15 misure cautelari: 9 arresti domiciliari, 4 obblighi di dimora, 1 obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria e 1 divieto di soggiorno nel Comune di Agrigento. Due giovani donne – entrambe poste ai domiciliari – le presunte protagoniste del giro di spaccio. L’inchiestA della sezione Antidroga della Squadra Mobile ha preso il via dopo il rinvenimento accidentale, il 5 febbraio del 2019, a San Leone, di un telefono cellulare e di due involucri che contenevano hashish. Nello smartphone c’era una conversazione Whatsapp ancora aperta ed è stato possibile risalire ad alcune conversazioni che avevano ad oggetto la compravendita di stupefacenti.