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Operazione montagna, dopo il boss favarese Giuseppe Quaranta anche gli imprenditori vittime di estorsione collaborano con gli inquirenti.

Operazione montagna, dopo il boss favarese Giuseppe Quaranta anche gli imprenditori vittime di estorsione collaborano con gli inquirenti.
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L’operazione antimafia “Montagna” hanno dato un impulso positivo, rompendo il muro di omertà che si cela dietro  le vittime del racket delle estorsioni.  Sono già più di  venti  le persone che interrogate dai carabinieri hanno ammesso la pressione del racket. E a confermare di aver subito le richieste di pizzo non sono stati finora solo i titolari delle aziende, ma anche i loro dipendenti.  Si tratta di una vera inversione di tendenza nell’atteggiamento omertoso finora tenuto dalle vittime, sottolineano da ambienti investigativi, che non avevano neppure denunciato le intimidazioni subite. In tutto le estorsioni accertate dalla dda sono state 27. Pochi giorni dopo l’arresto ha cominciato a collaborare con gli investigatori un elemento di spicco della famiglia malavitosa di Favara Giuseppe Quaranta che ai pm Gery Ferrara, Claudio Camilleri e Alessia Sinatra, non solo sta confermando quanto sostenuto dagli stessi nelle misure cautelari emesse  ma sta fornendo anche ulteriori dettagli agli investigatori.  “Dopo l’arresto di Francesco Fragapane e ritrovatomi con l’incarico di referente per conto della famiglia mafiosa dei Fragapane – ha detto Quaranta –  hanno cominciato a contattarmi tutti per risolvere le più disparate questioni. Ad esempio, Giuseppe Nugara voleva la reggenza della famiglia mafiosa di San Biagio Platani  e voleva il mio interessamento per portare a termine le estorsioni nei confronti delle imprese di Favara;Calogerino Giambrone – ha aggiuto il neo pentito –  voleva appoggio per piazzare i videopoker nei vari paesi, tra cui Favara”. Giuseppe Quaranta, ricostruisce con queste parole il suo momento forse di maggior prestigio all’interno di cosa nostra. E’ il 2 febbraio scorso quando parla, quasi a ruota libera, davanti al sostituto procuratore della Dda Claudio Camilleri.

Per quanto riguarda i soldi dei calabresi destinati ai Fragapane ma intascati da Quaranta, motivo quest’ultimo che forse gli è costato la destituzione di ogni suo incarico dal mandamento, Quaranta ha detto. “I calabresi   avevano fatto una ricarica di 500 euro sulla postapay di mio figlio , il quale era all’oscuro di tutto. I soldi sarebbero dovuti arrivare alla famiglia di Francesco Fragapane – è sempre il 2 febbraio scorso quando Quaranta, dinanzi al sostituto procuratore della Dda di Palermo continua a raccontare – quale omaggio, un ‘fiore’. Io ho prelevato questi soldi intenzionato a consegnarli alla famiglia Fragapane. Prima però ho informato Pasquale Fanara, il quale mi ha convinto a dividerci i soldi senza consegnare nulla alla famiglia Fragapane”.