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La Libia si è scusata con il governo Italiano per quello che è successo la sera di domenica nel mare tra la Libia e la Tunisia. A riferirlo è stato il ministro dell’Interno Roberto Maroni, che è tornato sull’episodio del peschereccio di Mazara del Vallo mitragliato da una motovedetta libica con a bordo anche militari italiani. Domani, intanto, l’imbarcazione arriverà al porto empedoclino per essere sottoposta a controlli da parte della scientifica. Il titolare del Viminale ha aperto un’inchiesta, per accertare verità e responsabilità, così come hanno fatto il governo di Gheddafi, e la Procura della Repubblica di Agrigento. La Procura della Repubblica di Agrigento ha disposto il sequestro cautelativo del motopesca . Il natante domani mattina arriverà a Porto Empedocle dove, subito dopo, potrebbe essere oggetto di un sopralluogo da parte dei magistrati titolari dell’inchiesta: il procuratore capo Renato Di Natale, l’aggiunto Ignazio Fonzo e il sostituto Luca Sciarretta. I magistrati agrigentini sulla vicenda del peschereccio mazarese “Ariete” hanno disposto accertamenti sui fori di entrata dei proiettili per verificare se i militari libici abbiano sparato ad altezza d’uomo. Ad effettuare gli esami balistici saranno i carabinieri del Ris. La motovedetta sotto accusa fa parte del gruppo di 6 consegnate alle autorita’ libiche sulla base di un accordo contro l’immigrazione clandestina stipulato tra i due governi.Passata la paura l’Ariete già ieri da Lampedusa, ha ripreso il mare per proseguire la battuta di pesca nel Canale di Sicilia. Ma come confermato dall’equipaggio e dalle fotografie scattate subito dopo l’approdo sulla più grande isola delle Pelagie è stato un inferno di fuoco. “Ci siamo distesi tutti a terra pregando che nessuno di noi venisse colpito”. Ha dichiarato il capitano del motopeschereccio mazarese Gaspare Marrone, raccontando i terribili momenti vissuti. Solo per un caso i colpi sparati non hanno provocato l’esplosione di alcune bombole di gas, che erano in coperta. Intanto secondo i primi accertamenti il motopeschereccio Ariete si trovava in acque internazionali quando è stato mitragliato dai militari libici a bordo di una motovedetta donata dall’Italia.
Dopo il racconto del comandante, anche i dati del sistema Gps confermano che l’imbarcazione è stata attaccata in acque ufficialmente non di competenza delle Libia. I dati del sistema ‘Blue box’ – una sorta di rilevatore Gps che ogni peschereccio al di sopra di una certa stazza deve avere installato a bordo e che consente alle autorità italiane di seguire costantemente le imbarcazioni del nostro paese e sapere esattamente in che posizione si trovano – dicono infatti che l’Ariete era a 30 miglia a nord di Zuwarah, una cittadina sulla
costa libica non troppo lontana dalla Tunisia. I dati saranno acquisiti dai magistrati di Agrigento, che hanno aperto un fascicolo per omicidio colposo plurimo. Considerato che il diritto internazionale stabilisce che le acque territoriali finiscono ad un massimo di 12 miglia dalla costa di uno stato, l’Ariete si trovava 18 miglia fuori dalle acque territoriali libiche, nonostante Gheddafi rivendici la giurisdizione anche su quel tratto di mare.