Processo Discount. Per il commercialista di Burgio i debiti erano insanabili.


Continua al Tribunale di Agrigento il processo che vede imputato l’imprenditore agrigentino, Giuseppe Burgio, arrestato il 27 ottobre del 2016 nell’ambito dell’operazione “Discount” . All’uomo considerato il re dei supermercati, viene contestato il reato di bancarotta fraudolenta.
I pubblici ministeri Simona Faga e Alessandra Russo, stanno completando la lista dei testimoni, nei giorni scorsi a deporre in aula è stato il commercialista Fabrizio Lo Jacono che ha illustrato il quadro economico delle aziende del gruppo Burgio.
“Nel 2010, quando alcune imprese del gruppo erano già in una situazione prossima al fallimento – ha detto il commercialista – sono stato contattato da Burgio che mi ha chiesto di elaborare un piano di asseveramento dei debiti delle imprese. In realtà – ha aggiunto Lo Jacono– non sono stato mai messo nelle condizioni di farlo e la situazione che mi era stata prospettata prima che iniziasse il mio mandato era del tutto diversa da quella che mi trovai realmente davanti”.
In Tribunale Lo Jacono ha praticamente esposto la sua versione circa l’insanabilità della situzione debitoria delle aziende già dal periodo per il quale Burgio si era rivolto a lui. “Mi fu detto che sarebbe stato sufficiente rivisitare i debiti e definire un piano di risanamento. In realtà – ha detto Lo Jacono – esaminando bene il quadro economico delle imprese del gruppo mi resi conto che c’era un’esposizione debitoria con i fornitori e con le banche che era davvero complicato tamponare”.
Un crack inevitabile secondo il professionista, un buco di decine di milioni di euro che portò poi all’inchiesta e all’arresto dell’imprenditore cinquantenne e al coinvolgimento di diversi funzionari e dirigenti di una filiale agrigentina di un noto istituto di credito.