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Processo Macalube. Le precisazioni di Legambiente News Agrigentotv

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In attesa di conoscere le motivazioni della sentenza di condanna per duplice omicidio colposo dei responsabili di Legambiente, Mimmo Fontana e Daniele Gucciardo, rispettivamente a 6 e 5 anni e 3 mesi, per la morte dei fratelli Carmelo e Laura Mulone all’interno della riserva naturale integrale “Macalube di Aragona”, Legambiente, tramite il  presidente regionale Gianfranco Zanna e il legale difensore dell’associazione ambientalista, l’avvocato Maria Letiza Pipitone ha delle precisazioni da fare. “Non è affatto vero – si legge in una nota  – che le Riserva naturale delle Macalube di Aragona è stata interdetta ai visitatori sino al 2002, anno in cui Legambiente ne avrebbe invece chiesto la fruizione, e quindi, conseguentemente, creato il pericolo derivante da eventi quali quello accaduto. Questa riserva – aggiungono Zanna e Pipitone –  è stata istituita dal legislatore regionale perché lo straordinario valore naturalistico e vulcanico fosse tutelato, protetto, conosciuto ed amato dai siciliani e dai turisti. La riserva delle Macalube – si legge ancora nella nota di Lagambiente –  è fruibile per legge sin dalla sua istituzione datata 16 maggio 1995. Legambiente è ancora oggi l’ente gestore della riserva perché l’indagine amministrativa, effettuata dall’Assessorato Territorio e Ambiente, immediatamente dopo i fatti, ha accertato che nessun rimprovero poteva essere mosso all’associazione per le violazioni della convenzione di affidamento ritenute invece dalla Procura della Repubblica di Agrigento la principale condotta colposa degli imputati.  Noi non sappiamo perché il giudice ci ha condannati – aggiungono il presidente e il legale dell’associazione –  nonostante la prova provata della correttezza del nostro operato, ma sappiamo per certo che la sentenza insieme a noi ha, soprattutto, condannato il capitale naturale di questa isola che da oggi in poi rischia seriamente di essere abbandonato a se stesso, visto che si può innescare un’azione di “chiusura” e di “interdizione alla fruizione” delle nostre bellissime aree naturali protette. Se questo verdetto, infatti, ha veramente sancito che gli enti gestori di riserve naturali sono i garanti dei pericoli derivanti dalla natura – concludono –  ha inferto un colpo mortale al sistema delle riserve naturali, lasciando così mano libera a quanti  non vedevano l’ora di metterci le mani per interessi speculativi di segno opposto”. Intanto dopo la sentenza di primo grado sul tragico incidente costato la vita ai fratelli Mulone, la riserva, nonostante i cartelli che ne vietano l’accesso, rimane incustodita e alla libera fruizione di quanti, incuranti dei divieti, decidessero di oltrepassare la sbarra d’ingresso.