Processo nuova Cupola

E’ stato ascoltato ieri , al processo nuova Cupola , il commerciante cinese che con le sue dichiarazioni  aveva già contribuito a fare condannare i suo estortori nel giugno del 2012. Il suo negozio di oggettistica è uno dei tanti – quasi una decina – che negli ultimi anni hanno aperto i battenti nella centralissima via Imera. I nuovi capi di Cosa Nostra agrigentina, sostiene l’accusa, avevano deciso che anche lui doveva pagare. Per andargli a chiedere il pizzo il presunto capo del nuovo mandamento Francesco Ribisi avrebbe incaricato personalmente il suo braccio destro Giovanni Tarallo e Luca Cosentino, l’uomo che avrebbe coordinato la «manovalanza» di Cosa Nostra che andava in giro per la provincia a organizzare estorsioni e intimidazioni.”Sono venuti a chiedermi soldi dicendomi che i cinesi ad Agrigento dovevano pagare. Cosa ho fatto? Ho detto che avevo famiglia e se lo potevano scordare, sono andato in Questura» ha detto il trentatrenne commerciante orientale , che tutti in città chiamano Mario, rispondendo alle domande del pm a pochi metri dalle celle dell’aula Bunker del carcere Petrusa dove era presenti quasi tutti gli imputati. Il commerciante ha riconosciuto in due foto gli estorsori, Giovanni Tarallo e Luca Consentino. Il coinvolgimento di Ribisi , invece, sarebbe stato provato anche da una conversazione con Tarallo nel quale, sconsolati, mostrano di esserci rimasti male perchè  “manco i cinesi ci prendono sul serio”, riferiva.