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Hanno sentito ma non visto. Qualcuno ha parlato di petardi, insomma dai testimoni del processo per l’omicidio del palmese Nicolò Amato, 64 anni e il ferimento del figlio Diego, compiuto il 22 aprile del 2011, non è venuto un grande aiuto. Sul banco degli imputati Nicola e Vincenzo Bonfanti, padre e figlio di 29 e 54 anni. Il processo si sta celebrando davanti alla Corte di assise presieduta da Giuseppe Melisenda Giambertoni con a latere Alberto Davico. All’origine del delitto (che vede imputato e processato con il rito abbreviato anche Raimondo Bonfanti, 25 anni, fratello di Nicola e figlio di Vincenzo) ci sarebbe una questione economica legata all’affitto dei locali del bar “La Fontana”. Il processo riprenderò l’11 gennaio per sentire altri testi del pm.