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Rea: eletto il coordinamento regionale. Tra i vice coordinatori anche il direttore di Agtv

In un momento storico in cui l’informazione locale, soprattutto quella televisiva e radiofonica rischia di essere sepolta e cancellata per sempre, in Sicilia oltre 40 emittenti si uniscono per fare sentire la loro voce. Sotto la bandiera della Rea, l’Associazione delle emittenti televisive e radiofoniche locali, è stato eletto il coordinamento regionale. Il nuovo vertice regionale sarà coordinato da Gaetano Casciana, editore di Radio Gela Express. Vice coordinatori sono tre agrigentini: il direttore di Agrigento tv Maurizio Bellavia (nella foto),  e poi Arturo Candella e Maurizio Sferrazza.

La Rea conta in ambito nazionale oltre 400 emittenti radiotelevisive. E’ stato Casciana a volere una rappresentanza forte in Sicilia, trovando il sostegno da parte del presidente Antonio Diomede e di tantissimi colleghi siciliani.

L’organizzazione sindacale del settore radiotelevisivo nasce soprattutto dall’esigenza di dar battaglia nelle Istituzioni, a tutti i livelli, per riformare la legislazione del settore. Tanti i diritti acquisiti ma altrettanti sono quelli ancora da conquistare.

Ma la Rea in ambito regionale e nelle varie città vuole interloquire con le istituzioni affinchè vengano rispettate le regole già esistenti e vi sia una equa distribuzione dei contributi statali e regionali, che rischiano di garantire i grandi editori a discapito delle medie e piccole realtà locali. Ci sono troppi comuni e enti pubblici che non rispettano la legge 150/2000, che non sono dotati di uffici di stampa costituiti da giornalisti e che non destinano come recita la legge il 2 per cento del proprio bilancio per l’informazione istituzionale in radio e tv.

Con un mercato pubblicitario segnato dalla fortissima crisi post Covid 19 l’emittenza radio televisiva siciliana rischia di essere cancellata e con essa centinaia di posti di lavoro e  il riferimento per  migliaia di cittadini che altrimenti rischiano di dover ricorrere solo a network nazionali.

Alla Regione saranno chiesti criteri sul bando da 10 milioni di euro che siano equi e destinati realmente alle emittenti radiotelevisive locali e non per pochi.

“In ambito nazionale – si legge in una nota dell’associazione- va specificato che nel settore operano 1200 imprese radiofoniche e 400 televisive con un livello occupazionale di 7000 dipendenti, ivi compreso l’indotto e le Partite IVA, ai quali dalla fine del mese di marzo e nei mesi successivi non si potrà assicurare la busta paga. Oltre agli stipendi non si fa fronte al pagamento dei relativi contributi previdenziali e assicurativi, tasse in scadenza, fatture per consumi di energia elettrica, diritti SIAE.  In sostanza la quasi totalità delle radio tv locali sarà  inesorabilmente condannate alla chiusura con gravissimo irreparabile danno alla democrazia, come il diritto d’informare ed essere informati, la libertà d’impresa e il diritto al lavoro dei 7000 occupati”.