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Il Premier Matteo Renzi, incassata la sonora sconfitta al referendum, in diretta TV ha annunciato le dimissioni, passo indietro che, con la salita al Quirinale, si concretizza oggi. Un discorso politicamente onesto quello fatto agli italiani dal Presidente del Consiglio che si è assunto la responsabilità del fallimento.

Non hanno fatto breccia quindi i tanti patti territoriali siglati nel periodo pre referendum.

La parola sul futuro della guida politica della nazione passa adesso al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella che dovrà tentare di mettere insieme i cocci del Governo e, sentite le parti, decidere se sciogliere le camere e andare a nuove elezioni o proseguire la legislatura fino alla sua naturale scadenza, il tutto con lo sguardo volto alla vertenza Italicum. Il dato che emerge è la sonora sconfitta del fronte del SI, ciò nonostante non si esclude la possibilità di un governo Renzi BIS.

“Insieme a milioni di italiani, abbiamo giocato una bella partita e l’abbiamo persa”. È stato il commento a caldo su Twitter de ministro dell’Interno Angelino Alfano, a cui si deve riconoscere comunque l’onestà intellettuale, di aver dichiarato la sconfitta.

Specie in Sicilia, il NO, che ha ottenuto il 71,58% dei voti, rappresenta una chiara indicazione politica in vista delle prossime elezioni regionali. Dai risultati potrebbe emergere il cosiddetto “voto di protesta” , se così fosse, sarebbe opportuno capire il significato del termine. Probabile che tra gli elettori, è prevalsa più la voglia di mandare a casa Renzi rispetto ai veri contenuti della riforma costituzionale. Ed ecco quindi che subentra la regola del cambiare tutto per non cambiare nulla, è cosi è.

Quindi, sorgono spontanee diverse domande le cui risposte però, trattandosi di politica, non trovano razionale risposta.Ma un interrogativo lo poniamo lo stesso, a chi giova tutto questo? Non volendo entrare nel merito delle ipotetiche risposte, crediamo fermamente che il costo sostenuto dagli italiani per questo referendum, e le eventuali altre spese in vista di possibili elezioni anticipate, siano un prezzo troppo alto da pagare per una nazione, economicamente in ginocchio. [kkstarratings]