Ricordando il tre ottobre

Sono emozionati, nelle loro menti il ricordo di quella tragedia, il rosario di Papa Francesco al collo, la maglietta nera con su scritto: “Proteggete le persone, non i confini”. I superstiti della tragedia del 3 ottobre 2013 con il naufragio di un barcone davanti alla costa dell’isola e la morte di 368 persone hanno reso omaggio così, con una cerimonia interreligiosa, i compagni di viaggio che oggi non ci sono più. “Cancellati da crudele gioco dei più forti in un tempo in cui sembra che vinca la violenza”, ha detto l’arcivescovo di Agrigento Francesco Montenegro che ha officiato il rito insieme a tutti i rappresentanti delle diverse comunità religiose. Per i superstiti della strage del 3 ottobre il ritorno a Lampedusa un anno dopo non è stato semplice.  Sono arrivati in due tornate, una quarantina tra superstiti di quel naufragio e familiari delle vittime che sperano adesso, con le procedure di comparazione del Dna finalmente avviate, di poter ufficialmente riconoscere i loro cari sepolti con un numero sulla tomba in diversi cimiteri dell’isola e riportarli in patria. Per molti di loro è la prima volta su un aereo, la prima volta con un regolare biglietto di andata e ritorno, la prima volta con i documenti da cittadino europeo.Ad attenderli all’aeroporto ci sono le famiglie lampedusane che li hanno accolti in casa nelle settimane successive al naufragio e che li ritengono come dei figli. Per loro è un giorno di gioia e commozione ma è una Lampedusa a due facce quella che saluta il ritorno dei superstiti del naufragio e dei familiari delle vittime, portati sull’isola grazie all’opera del comitato Tre ottobre, tra gli organizzatori, insieme all’Arci e al Comune, di Sabir, un festival sulle migrazioni che ha preso il posta di O’scià di Claudio Baglioni. Davanti la parrocchia di Lampedusa  si è svolto una suggestiva commemorazione, i superstiti hanno anche scritto un pensiero per quei fratelli che sono morti in mare durante un viaggio della speranza, quella di una vita migliore. Poi è stata celebrata una Santa Messa in suffragio delle vittime e , in serata, un corteo a cui hanno partecipato i cittadini dell’isola, i superstiti e i familiari delle vittime, i volontari, gli operatori del soccorso e quelli delle associazioni umanitarie. Alcune decine di lampedusani manifestavano con compostezza ma con decisione il loro disappunto: no alla militarizzazione dell’isola, scandivano, ma anche l’epiteto “assassini”, urlato a quell’Ue che per ammissione dello stesso Schulz “ha fatto poco finora, mentre l’Italia ha fatto tanto”. E, intanto, i migranti continuano ad arrivare. Ieri pomeriggio la sala operativa della Capitaneria di Porto di Porto Empedocle ha coordinato le operazioni di sbarco di 344 migranti, tra cui 269 uomini 44 donne e 31 minori recuperati nel Canale di Sicilia dal pattugliatore “CP 906” della Guardia Costiera. L’unità, al comando del Tenente di Vascello Martina Francesco, è giunta agli ormeggi nella banchina Todaro attorno alle  16.30. I migranti, provenienti dal medio oriente e dall’africa subsahariana e di nazionalità varie erano tutte in buone condizioni di salute.