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Due vite spezzate in un attimo e oggi , a distanza di 22 anni, l’Italia intera ricorda il giudice Antonino Saetta, presidente della I sezione della Corte d’Assise d’Appello di Palermo, e il figlio Stefano. Stavano percorrendo in auto il viadotto Grottarossa sulla statale 640 Agrigento-Caltanissetta ma quel 25 settembre 1988, poco prima della mezzanotte, ad attenderli c’era cosa nostra. L’omicidio, come è stato accertato dagli inquirenti, sarebbe stato deciso dalla cupola mafiosa presieduta da Totò Riina che aveva deciso di punire il magistrato perchè, per i mafiosi , aveva pesantemente condannato killer e mandanti di efferati omicidi ma anche perchè Saetta era candidato a presiedere la corte d’appello del primo maxiprocesso alle cosche mafiose del palermitano. L’assassinio di Antonino e Stefano Saetta fu portato a termine con efferata violenza e senza risparmiare proiettili. Sul luogo dell’agguato furono contati oltre un centinaio di bossoli, anche di una mitraglietta da guerra. Per l’omicidio Saetta sono stati condannati all’ergastolo con sentenza definitiva il boss Francesco Madonia, palermitano, e Pietro Ribisi, di Palma di Montechiaro. Oggi a Canicattì, in coincidenza con l’anniversario della morte del giudice Saetta e di suo figlio, si concludono le manifestazioni della “Settimana della Legalità Giudici Saetta-Livatino” organizzate dall’associazione Tecnopolis in collaborazione con l’associazione “Amici del Giudice Rosario Livatino”, l’associazione Libera ed il contributo di Banca nuova e del Comune di Canicattì sotto l’alto patronato del presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano.
Al Cimitero comunale di via Nazionale, l’omaggio floreale delle istituzioni e delle associazioni alla tomba di Antonino e Sefano Saetta alla presenza dei familiari e delle autorità civili, politiche, militari e religiose. Subito dopo al Teatro Sociale di via Capitano Ippolito si è svolto il convegno su “Etica, Carità e Giustizia nell’azione Giudiziaria”.