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Con un emendamento al decreto ‘sostegni-bis’, la camera dei deputati ha approvato una norma che separa le camere di commercio di Siracusa e Ragusa da quella di Catania e le associa a quelle delle altre province: Agrigento , Caltanissetta e Trapani.Un intervento chiarificatore da parte del Mise sul futuro delle Camere di commercio dell’Isola lo chiede il presidente di Confesercenti Sicilia, Vittorio Messina. “Se il provvedimento dovesse diventare legge – dice Messina – si aggiungerebbero elementi di grande confusione in un contesto caratterizzato da esagerate forzature e inconcepibili ritardi”. Si parla di un nuovo percorso di accorpamento nel bel mezzo della riforma già avviata e non ancora completata. Sull’emendamento dicono la propria anche i sindaci Franco Miccichè di Agrigento, Roberto Gambino di Caltanissetta, Giuseppe Cassì, Ragusa, Giacomo Tranchida (Trapani), Maurizio Dipietro (Enna). “La super Camera di Commercio che si vuole creare- dicono- rappresenta un conglomerato che nulla aggiunge alla necessità di fornire un supporto alle imprese presenti nei nostri territori. Unire le realtà territoriali di Ragusa e Siracusa con Caltanissetta, Agrigento e Trapani determinerebbe uno scompenso operativo destinato a creare danni alle attività produttive quando, invece, in questo momento, il nostro unico pensiero dovrebbe essere quello di sostenere le economie locali”. “Magari l’intento – sottolineano i primi cittadini – sarà stato assolutamente lodevole ma quello che è ne è venuto fuori è un mostro giuridico, oltre che operativo, che renderà impossibile la vita delle nostre imprese” . I sindaci sottolienano poi come “sia fuori luogo il già operato accorpamento di Enna a Palermo, realtà fisicamente distanti e impossibili da gestire per le imprese che operano nel territorio del centro Sicilia. Al di la dei numeri che escono fuori c’è il rischio concreto che un territorio provinciale si trovi senza alcun tipo di rappresentanza, semplicemente assurdo. Chiediamo, dunque, alla politica nazionale di trovare una soluzione e di procedere lungo l’unica strada che al momento appare la più praticabile, quella cioè del ritorno al passato, promuovendo un confronto con i territori e quindi con i sindaci, per individuare quali siano le migliori soluzioni, la nostra azione è condivisa da tutti i comuni delle nostre province”.