fbpx

“Il tracciato della via di fuga va modificato”. Torna alla carica Giuseppe Salsedo del Pid, che ritiene come questo problema debba essere affrontato e subito. “Dal 2005 ad Agrigento si parla della realizzazione di una “via di fuga” per fuggire dal centro storico. L’iniziativa, oscura nelle intenzioni e nelle finalità, è sempre stata intestata alla Protezione Civile e si è trascinata per alcuni anni senza materializzarsi in niente di concreto. Improvvisamente, all’indomani della frana di Giampilieri la vicenda è tornata di attualità grazie all’ opera del Vescovo di Agrigento. Si è saputo infatti che l’Ordine degli Ingegneri di Agrigento è stato incaricato alla fine di ottobre 2009 da una molteplicità di istituzioni agrigentine (Comune di Agrigento, Provincia, Protezione Civile, Prefettura) di redigere una proposta progettuale che prevede la costruzione di una strada di collegamento tra il piano della Cattedrale di Agrigento, posta sulla sommità del centro storico, denominato Terravecchia, la via Garibaldi e la via XXV aprile, dopo avere attraversato il quartiere Rabato-Santa Croce, con un salto di circa cento metri. Il nuovo tracciato, denominato “via di fuga”, di notevole ampiezza, fortemente sponsorizzato da Bertolaso, chiamato per l’occasione ad Agrigento, parte da piazza Don Minzoni, dove prospettano la Cattedrale e il Seminario Arcivescovile, sventra la parte settentrionale del centro storico interessando la salita Seminario, via Oblati, prevede la demolizione di architetture medioevali di grande pregio come l’Arco Calafato, di stile gotico-catalano, ma sostanzialmente propone lo stravolgimento della struttura urbana medioevale caratterizzata da cortili, vicoli, scalinate, con spazi di relazione di grande qualità architettonica, ancora vissuti dalla popolazione. Il nuovo percorso si biforca in due: verso sud-est, con notevoli demolizioni di edifici anche abitati, va a raggiungere via Garibaldi, dopo aver travolto il tessuto medioevale. Verso ovest, a di sotto dell’Istituto Gioeni, si snoda lungo il margine settentrionale del quartiere secentesco del Rabato-Santa Croce, demolendo abitazioni, alterando l’assetto morfologico del suolo e la configurazione spaziale dei luoghi, fino a raggiungere la sottostante via XXV Aprile con un viadotto in curva. Il centro storico di Agrigento è tuttora un’area degradata, che ha bisogno di amorevoli restauri, di politiche di ripopolamento, di rivitalizzazione economia e funzionale. Una parte del quartiere Rabato-Santa Croce fu interessata dalla frana del 1966 e successivamente abbandonata al degrado. Ciò nonostante presenta ancora tracce significative del disegno urbano strutturato da ampi cortili che formano dei terrazzamenti degradanti, raccordati da ampie scalinate o da sottopassi voltati. Mi viene spontaneo affermare che, prevedere una via di fuga che attraversi l’interno del centro storico è una FOLLIA; Mi viene spontaneo affermare che, prevedere una via di fuga che attraversi la Discesa Seminario con pendenza e tornante da brivido, è una PAZZIA. In buona sostanza le cose più difficili si progettano esclusivamente ad Agrigento. Per tali ragioni concordo pienamente con quanto affermato dal mio collega Angelo Principato, il quale qualche giorno fa ha evidenziato delle perplessità sulla via di fuga che si dovrà realizzare. Per prima cosa è necessario che le Istituzioni capiscano e comprendano il concetto della parola via di fuga che nel dizionario italiano significa “Salvezza da un grave pericolo” oppure “trovare soluzioni possibili per uscire da situazioni molto difficili”. Accostare questi significati al percorso della via di fuga cioè attraverso la Discesa Seminario, la Via Oblati, la Via Santa Marta, quartiere Santa Croce significa sventrare il centro storico con il forte rischio di innescare una speculazione edilizia senza precedenti. Bisogna individuare un percorso valido, efficace e soprattutto sicuro ed esterno al Centro Storico sfruttando in pieno il consolidamento del costone del versante nord della Cattedrale e del Palazzo del Seminario. Tutto questo permetterebbe di preservare da eventuali rischi tutto il complesso monumentale di Via duomo ma soprattutto agevolare i residenti ed i mezzi di soccorso da possibili calamità. Al sindaco Zambuto chiedo di prendere in seria considerazione le proposte suggerite da più parti ed iniziare una discussione profonda su un tema cruciale per il nostro centro storico”.