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Quando l’avvocato Bartolomeo Parrino, che assiste gli imputati Luigi Panepinto e Giovanni Favata nel processo per presunti fatti di mafia ed estorsioni accaduti nella bassa Quisquina e denominato “Face off”, si rivolge al Tribunale per comunicare la necessità di sentire in aula nuovamente l’imprenditore Ignazio Cutrò, vittima di ripetuti danneggiamenti, l’udienza subisce uno scossone.Il pm della Dda, c’era il procuratore Vittorio Teresi, in sostituzione di Fici e Vella, ha acconsentito all’audizione di Cutrò, “io, al contrario, di quanto detto in dibattimento, sapevo che i carabinieri avevano installato la microspia a bordo del mio fuoristrada. L’avevamo concordato con il capitano dei carabinieri Asti”. Cutrò in dibattimento aveva negato che sapesse della microspia che portava a bordo della propria autovettura. Microspia che sarebbe servita a far parlare il più possibile personaggi su appalti, estorsioni, danneggiamenti avvenuti sul territorio della Quisquina. Ora l’attenzione è rivolta all’udienza del 15 luglio, quando è chiamato a testimoniare.