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L’allarme era stato lanciato lo scorso fine maggio dal Prefetto di Agrigento Cocciufa che aveva inviato una lettera ai sindaci dell’Ati ribadendo la necessità di arrivare in tempi brevissimi alla costituzione dell’Azienda Consortile. Il rischio concreto è quello dell’interruzione del servizio idrico posto che, di fondo, c’è una questione economica complicatissima e che la gestione commissariale non può prolungarsi oltre. Insomma non si può continuare a tergiversare, considerato che la scelta della gestione pubblica attraverso l’Azienda Speciale Consortile risale al 2019. Ma a lanciare l’allarme per primo era stato,  l’ormai ex commissario prefettizio Dell’Aira. Lui aveva paventato che l’insediamento di un commissario fallimentare per Girgenti Acque si sarebbe tradotto in un rischio effettivo per il proseguimento della gestione. Adesso è il commissario Gervasio Venuti a scrivere e a parlare di un rischio sempre più vicino, anzi vicinissimo di non vedere uscire più l’acqua dai rubinetti degli agrigentini. “Lo scrivente- tuona Venuti- non potrà proseguire l’incarico ricevuto, e dichiara di non poter assumere le responsabilità a tutti i livelli, derivanti dalla materiale impossibilità di condurre con regolarità la gestione commissariale del Servizio Idrico Integrato della provincia di Agrigento”. Tutto è nelle mani dei curatori fallimentari che devono raggiungere l’obiettivo assegnato dal Tribunale di Palermo, sezione fallimentare, prendere i soldi e pagare i debiti e i fornitori. Si tratta di una maxi richiesta di fondi che ammonta ad oltre 7 milioni e 260mila euro che la curatela fallimentare attende dalla gestione commissariale per pagare parte dei debiti contratti dalla società. Il problema come scrive Venuti, è che il saldo dei conti postali e bancari è di poco più di 880mila euro. “Riconoscendo l’obbligo inderogabile di ottemperare alle disposizioni del Tribunale fallimentare, deve rappresentare la certezza che la gestione del servizio pubblico sembra pregiudicata, e ciò può produrre gravi e immediati danni ai cittadini e alle imprese, all’Ati, ai dipendenti, al patrimonio dei Comuni, con refluenze sulla salute pubblica, sull’ambiente e sull’ordine pubblico”.