Sorelline morte nel crollo di una palazzina: 2 condanne e 8 assoluzioni

23 gennaio 2010, un boato fortissimo. In pochi minuti in via del Carmine , nel centro storico di Favara, detriti e tanta disperazione. Crolla un vecchio edificio abitato dalla famiglia Bellavia, 5 persone, padre, madre e 3 figli: marito e moglie, Giuseppe Bellavia, e Giuseppina Bello, sono estratti da sotto le macerie. Si scava e due bambini, Giovanni, 11 anni, e Chiara di 3 anni, sono vivi. Marianna, 14 anni, viene trovata senza vita . Durante il trasporto in ospedale muore Chiara Pia di soli 3 anni. Giovanni si salva. Sette anni dopo, il processo di primo grado finisce con otto assoluzioni e due condanne. Ieri i giudici hanno inflitto tre anni di carcere ad Antonio Noto, che aveva l’uso dell’immobile, e a Sebastiano Dispenza, ex dirigente dell’ufficio tecnico comunale, con l’aggiunta di cinque anni di interdizione dai pubblici uffici per Dispenza. Assolti i tecnici del comune Giacomo Sorce, Pasquale Amato, Alberto Avenia, Antonio Grova, geometra, Francesco Criscenzo, Rosalia Presti, proprietaria della palazzina, e i sindaci Carmelo Vetro e Lorenzo Airò. Ai genitori delle vittime, costituiti parte civile, sono stati riconosciuti 20mila euro a titolo di provvisionale immediatamente esecutiva. La famiglia stava aspettando di una casa popolare per lasciare la palazzina, che doveva essere messa in sicurezza.I sindaci erano stati coinvolti in qualità di responsabili dell’ufficio di protezione civile e i tecnici e la proprietaria per presunte violazioni degli obblighi connessi alla propria funzione: vigilare e verificare che l’edificio fosse messo in sicurezza. Responsabilità che il tribunale ha attribuito ai soli Dispenza e Noto. Il 27 giugno 2011, l’accusa aveva sotenuto che quel crollo si poteva evitare se le persone indagate avessero messo in atto i controlli e le verifiche necessarie finalizzate a constatare l’agibilità dell’immobile e a emettere il conseguente ordine di sgombero.