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Stipendi nuovamente in ritardo e sarà sciopero dei netturbini nell’agrigentino che incroceranno le braccia, in segno di protesta, i prossimi 7 e 8 novembre. Saranno garantiti esclusivamente i servizi essenziali di raccolta dei rifiuti nelle utenze “speciali”, ovvero, carcere, ospedale, cliniche, scuole, caserme e mercati. Alla base c’è sempre la mancanza di liquididà e la verità è che oggi, nelle casse delle società, della Gesa, dei comuni e , ancor di più, dei cittadini, non circola denaro. Sembra che la Gesa non abbia ancora ricevuto il milione e mezzo di euro che il dipartimento regionale sui rifiuti avrebbe dovuto concedere in base alle richieste di finanziamento avanzate dai comuni, per il pagamento degli stipendi di settembre. Ma le aziende che fanno parte dell’associazione temporanea di imprese avanzerebbero dalla Gesa circa 10 milioni di euro, e le imprese, come riferito dall’Iseda, non sono più in grado di affrontare la situazione. Dallo scorso mese di aprile non ricevono liquidità da parte dell’Ato Gesa Ag2 e un contratto prevede l’obbligo di anticipare soltanto due mesi e in situazione come queste, non si trovano disponibili neanche le banche. Dal canto suo l’amministratore unico dell’Ato Gesa Ag2 , Teresa Restivo, dice che si sta cercando di “colpire” i contribuenti morosi per cercare di risollevare le casse della società: <>. Ci sono leggi regionali che impongono ai comuni di reintegrare quello che non pagano i cittadini ma anche la situazione delle casse comunali non è poi tra le migliori. E intanto, tra gli operatori ecologici che scioperano, la ditta Catanzaro che ha manifestato l’intenzione di chiudere nuovamente i cancelli della discarica e i sindaci dell’agrigentino insieme a Palermo per pervenire alla risoluzione delle problematiche, gli agrigentini sembrano non credere più alla raccolta differenziata dei rifiuti.