Strage di Lampedusa, riprendono le ricerche. Oggi i funerali dei corpi recuperati

Hanno dato fuoco a dei vestiti per attirare nel buio l’attenzione dei soccorsi mentre il piccolo peschereccio su cui erano arrivati ormai a sei miglia dall’isola aveva cominciato ad imbarcare acqua. Esattamente come avvenne il 3 ottobre 2013 per il primo grande naufragio di Lampedusa. Soprattutto grazie alle testimonianze raccolte, il procuratore aggiunto di Agrigento Salvatore Vella e gli uomini della squadra mobile ricostruiscono nei dettagli le fasi del ribaltamento del barcone nel quale tre giorni fa hanno perso la vita trenta migranti, 17 dei quali ancora dispersi in mare. Dalle immagini scattate dagli stessi migranti tunisini, e tra questi molti selfie, gli investigatori hanno tratto spunti utili all’identificazione dello scafista, un tunisino che non sarebbe tra i 22 sopravvissuti ancora ospiti nel centro di contrada Imbriacola. Alcuni dei superstiti sembra lo conoscessero bene e hanno detto di non aver pagato il viaggio che invece agli altri passeggeri sarebbe costato 3000 dinari tunisini. Ancora fermo a quattro il numero delle vittime riconosciute, tutte donne subsahariane e tra loro una bambina di dodici anni. I superstiti hanno chiesto di poter pregare davanti alle bare e di essere presenti oggi pomeriggio ai funerali celebrati nel salone della casa della fraternità di Lampedusa lontano da telecamere e fotografi. Alle altre vittime non riconosciute è stato prelevato un campione di Dna per un eventuale futuro riconoscimento. Dopo i funerali le salme saranno trasportate a Porto Empedocle e sepolte in diversi cimiteri della provincia di Agrigento. Oggi, con condizioni meteo ancora difficili, ma meno proibitive dei giorni scorsi, sono riprese le ricerche dei 17 dispersi, tra cui un neonato di otto mesi, una bimba di 2 anni e due dodicenni. Appena il mare lo consentirà si immergeranno anche i sommozzatori nel tentativo di trovare qualcuno dei corpi sul fondale del luogo del naufragio ad una cinquantina di metri di profondità.