Omicidio per una banale lite tra coetanei ad Alessandria della Rocca (Ag)

Un giovane di 23 anni di Alessandria della Rocca, in provincia di Agrigento, è’ stato ucciso con una coltellata, nella piazza del paese

La vittima si chiamava Vincenzo Busciglio.

L’omicidio sarebbe avvenuto al termine di una banale lite. Un ragazzo di 18 anni e’ stato fermato. Il giovane è morto durante il trasporto all’ospedale di Ribera.

Indagano i carabinieri di Alessandria della Rocca e della compagnia di Cammarata

Omicidio Palma, Napoli respinge le accuse

Ha respinto le accuse Calogero Napoli, il 62enne accusato dell’omicidio di Antonio Morgana, 17 anni e del tentato omicidio plurimo di altri quattro ragazzi, tra cui Calogero Pace, 22 anni, rimasto ferito. L’uomo , sottoposto a fermo di polizia giudiziaria, per ordine del sostituto procuratore di Agrigento, Santo Fornasier, e’ stato interrogato questa mattina al carcere Petrusa, Il palmese, difeso dagli avvocati Francesco Scopelliti e Giuseppe Fabio Cacciatore, è comparso davanti al gip del tribunale di Agrigento, Ottavio Mosti. Il sessantaduenne si è difeso affermando: < vi state sbagliando io non c’entro nulla con questa storia giocavo a carte in un bar >. Il palmese, tra le 20 e le 20,30 più o meno l’orario indicato della sparatoria di mercoledì sera pare si trovasse in compagnia di altri amici radunati all’interno di una sala di un bar di Palma di Montechiaro. A far scattare il fermo erano stati indizi, testimonianze e una serie di riscontri contro l’uomo, anche se l’arma che cui avrebbe sparato, una pistola calibro 7.65, non è stata ancora trovata. Secondo le testimonianze, Napoli armato , avrebbe sparato all’impazzata sui cinque ragazzi che si erano dati appuntamento in quel luogo isolato. Dalle prime indagini era emerso che Morgana, Pace, altri due palmesi e un marocchino, a bordo di una Fiat Punto, sarebbero andati in contrada Ciotta con molta probabilità per mettere a segno un furto all’interno di un ristorante della zona, di proprietà di Napoli, chiuso da anni a seguito di uno smottamento del terreno.

Palma, omicidio 17enne: imponente caccia all’uomo, individuato l’assassino

Polizia e carabinieri stanno cercando l’assassino di Antonino Morgana, il diciassettenne morto stasera all’ospedale di Licata dopo essere stato raggiunto da numerosi proiettili sparati da un uomo che, adesso, grazie alle testimonianze del giovane rimasto ferito alle gambe, Lillo Paci, 22 anni e soprattutto di un terzo giovane visibilmente in stato di choc presente in contrada Ciotta al momento della sparatoria. I tre giovani, tutti vendemmiatori stagionali, sarebbero stati presi di mira da un uomo di oltre sessant’anni, capelli bianchi che avrebbe fatto fuoco all’improvviso. La vicenda, stante le ultime testimonianze, per gli inquirenti è praticamente nota anche nei dettagli. Attualmente si sta dando la caccia all’uomo che ha sparato che si ritiene ancora in contrada Ciotta nascosto in uno dei villini che insistono nella zona la cui strada  non ha sbocchi.

Burgio, anziano trovato morto in casa: era legato e imbavagliato

Si indaga per omicidio, a Burgio, dove ieri è stato rinvenuto il cadavere di Liborio Italiano, pensionato, novantenne, all’interno della sua abitazione sita nel cortile Falzone. L’anziano è stato trovato legato, denudato e imbavagliato, all’interno della camera da letto. La casa era sottosopra. Ciò porta gli investigatori a ipotizzare una rapina perpetrata ai danni dell’uomo che viveva da solo. La salma dell’anziano è stata trasferita all’obitorio di Sciacca dove, su disposizione del magistrato inquirente, verrà sottoposta ad autopsia.

Le indagini sull’omicidio Timoneri, appello dei figli

Arriva un appello dei figli a tre anni dal duplice omicidio della coppia di coniugi licatesi, Antonino Timoneri (nella foto) e Rita Di Miceli, uccisi nella propria abitazione di via Marotta a Licata, nel pomeriggio del 20 ottobre 2010. In tutto questo tempo e nonostante le accurate indagini da parte dei poliziotti del Commissariato di Licata e il coordinamento del sostituto procuratore Santo Fornasier, non si è riusciti a risalire agli autori dell’efferato omicidio dei due pensionati. I figli della coppia uccisa a coltellate, in vacanza a Licata, lanciano un appello alle forze dell’ordine per dare un’accelerata alle indagini. Più volte la polizia ha detto di essere alla svolta investigativa, ma ad oggi nessuna persona risulta indagata per il duplice delitto.  Adesso i figli, Domenico, Angelo, Giuseppe, Rosa, Maurizio, Salvatore, Concetta, Anna Maria e Vincenzo, chiedono alla Procura di dare una risposta ai loro interrogativi: “Chi ha ucciso i nostri genitori”. Rinnovato anche l’appello a chiunque abbia visto o sappia qualcosa a far pervenire, anche in forma anonima, elementi che possano indirizzare le indagini sulla giusta direzione in modo da identificare ed arrestare gli assassini dei coniugi Timoneri. “L’anno scorso – dice uno dei figli, Domenico – è morto nostro fratello Francesco, che adesso riposa nella tomba di famiglia assieme ai nostri genitori. Lui è morto senza sapere chi ha ucciso papà e mamma, noi non vogliamo chiudere gli occhi senza che la giustizia trionfi e ci mostri chi ha causato con ferocia la morte dei nostri genitori”. Il caso irrisolto sarà proposto alle cronache nazionali, attraverso la trasmissione “Chi l’ha visto” per cercare di smuovere le acque e giungere alla conclusione delle indagini con l’identificazione degli autori e non con una scritta “archiviato” sul carteggio in mano agli inquirenti.

Omicidio De Rossi: Iatì mandato a curarsi in una comunità terapeutica

Ha lasciato il carcere e dimorerà in una comunità terapeutica, Leonardo Iatì, il ventiduenne di Montallegro, che ha massacrato la professoressa in pensione Giovanna De Rossi. Il giovane, già condannato a 11 anni e 8 mesi di reclusione, andrà in comunità montana per curarsi. E’ in regime di arresti domiciliari concessi del Gip, Ottavio Mosti che ha valutato le perizie mediche cui è stato sottoposto il giovane e che certificano che “il grave disturbo mentale non può essere curato adeguatamente in carcere”. Giovanna De Rossi venne uccisa nella sua abitazione di Montallegro nel dicembre del 2009. Solo dopo una brillante indagine del Pm, Antonella Pandolfi si arrivò all’identificazione di Iatì, dedito alle scommesse ed introverso. Poi la confessione

Agrigento, morte Cindy Arroyo: chiesti 6 anni e 2 mesi per Mohamed Juda

Per l’algerino Mohamed Juda, 21 anni, arrestato il 22 ottobre dell’anno scorso dai carabinieri durante le indagini sulla morte della prostituta colombiana Cindy Vanessa Candelo Arroyo, il pubblico ministero Andrea Maggioni ha chiesto la condanna a sei anni e due mesi di reclusione. L’imputato, difeso dall’avvocato Salvatore Cusumano, è sotto processo (rito abbreviato) davanti al Gup del Tribunale di Agrigento, Alessandra Vella. L’avvocato Cusumano ha chiesto per il suo assistito l’assoluzione. Cindy Vanessa Candelo Arroyo morì la sera del 17 ottobre scorso in via Damareta, dopo essere precipitata dalla finestra di casa. Al giovane africano il Pm Antonella Pandolfi, titolare dell’inchiesta, contesta i reati di rapina, violazione di domicilio e porto abusivo di coltello. La sentenza verrà emessa venerdì prossimo

Porto Empedocle, estorsione agli Adorno: condanne definitive per Filippazzo e Distefano

Tutto è partito dalle denunce dell’imprenditore Ignazio Cutrò che si ribello’ alle richieste di pizzo da parte dei capi della famiglia mafiosa di Cosa Nostra di Bivona.

Cutrò raccontò tutto ai carabinieri della Compagnia di Cammarata e al magistrato Salvatore Vella, in quel tempo in servizio alla Direzione distrettuale antimafia di Palermo.

Dichiarazioni che portarono nel 2008 all’operazione antimafia “Face Off”.

Gli inquirenti debellarono la cosca mafiosa che operava nelle zone della Bassa Quisquina.

A distanza di sei anni, e una lunga serie di udienze e processi arriva la definita condanna per quattro estorsori già arrestati in quel blitz.

La Corte di Cassazione ha confermato le condanne inflitte dallaa Corte di Appello di Palermo: 13 anni e 6 mesi di reclusione per Maurizio Panepinto; 12 anni di carcere per il fratello, Luigi Panepinto; 14 anni e 9 mesi per Domenico Parisi; 12 anni e 3 mesi per Giovanni Favata. Per tutti l’accusa era di associazione mafiosa e estorsione aggravata dal metodo mafioso.

Lo scorso anno la sezione misure di prevenzione del Tribunale di Agrigento ha disposto la confisca dei beni, per circa 4 milioni di euro, riconducibili ai fratelli Panepinto.

In particolare la confisca ha riguardato fabbricati di civile abitazione e per uso industriale a Bivona e Parma in Emilia Romagna, e poi ancora terreni, conti correnti e diversi automezzi appartenenti a sei imprese.

Alla lettura della sentenza definitiva Ignazio Cutrò, ha dichiarato “Oggi Giustizia è stata fatta”.

Omicidio Amato: oggi la richiesta di condanna per i Bonfanti

, accusati dell’omicidio di Nicolò Amato e il ferimento del figlio Diego compiuto il 22 aprile del 2011 per banalissimi motivi di carattere economico, a Palma di Montechiaro. Il processo si celebra davanti alla Corte di assise presieduta da Giuseppe Melisenda Giambertoni con a latere Alberto Davico. Un altro figlio, di Vincenzo Bonfanti, Raimondo, è stato già condannato col rito abbreviato dal Gup Ottavio Mosti.

Agrigento, omicidio donna colombiana: l’algerino Juda respinge le accuse

L’algerino Mohamed Juda, 21 anni, arrestato il 22 ottobre dai carabinieri nel contesto dell’indagine sulla morte della colombiana Cindy Vanessa Candelo Arroyo,  si difende e respinge le accuse, affermando: “Ero solo un cliente di Cindy ma quella sera non ero lì dentro”. Il giovane ha chiesto al Gup del Tribunale di Agrigento, Alessandra Vella (processo con rito abbreviato) di essere interrogato ed ha reso dichiarazioni spontanee. Il giovane, difeso dall’avvocato Salvatore Cusumano, è accusato di rapina, violazione di domicilio e porto abusivo di coltello. La giovane colombiana è stata trovata morta la sera del 17 ottobre in via Damareta, dopo essere precipitata dalla finestra, forse per scampare ad una rapina. Per il prossimo  15 luglio è prevista la requisitoria del Pm Antonella Pandolfi.

Palma, omicidio Amato: torna in libertà Raimondo Bonfanti

Nessun pericolo di fuga: è questa la motivazione che ha indotto il Tribunale del riesame di Palermo che ha scarcerato Raimondo Bonfanti, giovane palmese accusato e condannato dell’omicidio di Nicolò Amato compiuto il 22 aprile del 2011. L’appello del difensore, del giovane, l’avvocato Francesco Scopelliti, ha avuto buon esito e, dunque, Bonfanti è stato scarcerato. La vicenda, così come ricostruita dal Pm, Santo Fornasier, si è sviluppata attorno a dei contrasti sorti per motivi di interesse. Amato venne ucciso da Raimondo Bonfanti con la collaborazione del padre Vincenzo e del fratello Nicola (imputati nello processo ordinario). L’agguato provocò la morte di Amato ed il ferimento del figlio Vincenzo. Oggi, per la cronaca, riprende il processo con il rito ordinario davanti la Corte d’Assise di Agrigento.

Licata, omicidio Brunetto: vizio procedurale “libera” Carità e Bianchi

, per carenza di gravi indizi di colpevolezza, e ha restituito la libertà ad Angelo Carità, 58 anni, di Licata, imprenditore agricolo, arrestato lo scorso 20 maggio perchè accusato di sequestro di persona, omicidio aggravato e occultamento di cadavere in riferimento alla presunta morte dell’ imprenditore di Licata, Giovanni Brunetto del quale non vi è più  nessuna traccia dallo scorso 7 maggio. Anche Angelo Bianchi, 37 anni operaio e dipendente di Carità, arrestato insieme al suo datore di lavoro, il ricorso contro la cattura ha dato esito positivo ed il ricorso presentato dal suo legale di fiducia, avvocato Daniele Cammilleri, è stato accolto. Le ragioni dell’accoglimento delle richieste sarebbero da individuare non tanto nella valutazione del merito delle accuse bensì per un fatto procedurale dato che i due arrestati nella prima fase delle indagini sono stati interrogati dai pubblici ministeri senza l’ausilio degli avvocati difensori.  Per la cronaca va detto che i due licatesi sono accusati dell’omicidio di Giovanni Brunetto, 56 anni di Licata. I due sono stati raggiunti da ordinanza di custodia cautelare in carcere firmata dal Gip del Tribunale di Agrigento, Ottavio Mosti dopo che la Procura di Agrigento, segnatamente il procuratore aggiunto Ignazio Fonzo e il sostituto procuratore, Luca Sciarretta avevano, con proprio provvedimento, disposto il fermo di polizia giudiziaria dei due. Per i giudici, Giovanni Brunetto non è sparito volontariamente o accidentalmente ma sarebbe stato ucciso e fatto sparire per togliere ogni traccia. A decretarne la morte, secondo gli elementi raccolti, sarebbe stato Angelo Carità, collaborato dal suo dipendente Angelo Bianchi, per ragioni economiche. Pare, infatti, che la vittima da mesi tentava di farsi restituire dal Carità una somma considerevole, circa 50 mila euro, senza riuscirvi. Le indagini svolte dopo la scomparsa dell’agricoltore hanno fatto venire alla luce tutta questa storia.

Omicidio Palumbo Piccionello: i familiari parte civile contro Antonino Baio

 e i tre figli di Calogero Palumbo Piccionello, l’imprenditore ucciso a Favara il 28 novembre scorso per mano di Antonino Baio, imprenditore edile di 72 anni, reo confesso. Il processo, rito immediato, a carico di quest’ultimo si aprirà il prossimo 4 luglio davanti il Gup, Franco Provenzano. Dal canto suo, il legale che difende l’assassino ha deciso di chiedere il giudizio abbreviato a condizione che l’imputato sia sottoposto a perizia psichiatrica. Calogero Palumbo Piccionello, imprenditore del settore delle slot machine tra i più importanti in Sicilia, venne freddato per strada con 4 colpi di pistola.

Omicidio Antonella Alfano, tra un mese la sentenza di secondo grado

E’ stata fissata per il 27 giugno prossimo la data dell’ultima udienza del processo di secondo grato celebrato dinanzi ai giudici della Corte d’Assise d’Appello di Palermo nei confronti del carabiniere Salvatore Rotolo, accusato dell’omicidio della compagna, Antonella Alfano, morta il 5 febbraio 2011 e ritrovata cadavere nella sua auto data alle fiamme nel boschetto di via Papa Luciani, alla periferia di Agrigento. Per quel giorno sono previste eventuali repliche del procuratore generale e camera di consiglio. Il rappresentante della pubblica accusa ha chiesto la conferma della sentenza di condanna a 18 anni di reclusione emessa dal Gup del Tribunale di Agrigento al termine del processo di primo grado celebrato con il rito abbreviato. A questa richiesta si sono associati i legali di parte civile, mentre la difesa ha chiesto l’assoluzione di Rotolo.

Canicattì, tentato omicidio Diana: a giudizio i fratelli Messina ed anche la vittima

Terminate le indagini, svolte con perizia e velocità dai carabinieri della Compagnia di Canicattì e del Commissariato di P.S. di Canicattì, il Gip del Tribunale di Agrigento, Alberto Davico ha accolto la richiesta di giudizio immediato avanzata dal sostituto procuratore della Repubblica Salvatore Vella per i fratelli Calogero e Vincenzo Messina per il tentato omicidio ai danni di Gioacchino Diana avvenuto a Canicattì il 3 febbraio scorso, oltre che per detenzione illegale del fucile a canne mozze utilizzato per il delitto. Con il medesimo provvedimento è stato rinviato a giudizio anche la vittima del tentato omicidio per il danneggiamento dell’autovettura utilizzata da Vincenzo Messina, colpita ripetutamente con un bastone fino a distruggerne il parabrezza, i finestrini e il cofano. Proprio questo episodio di danneggiamento sarebbe stato l’elemento che ha scatenato la furia omicida dei fratelli Messina. La prima udienza è fissata per il 26 giugno dinanzi alla Seconda sezione penale del Tribunale di Agrigento. Entro 15 giorni le parti possono chieder il giudizio abbreviato o il patteggiamento, anche al fine di beneficiare di eventuali sconti di pena in caso di condanna.