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Lo scorso 24 novembre si aprì un terremoto giudiziario per il sindaco di Licata , Angelo Graci, per l'assessore ai Servizi sociali della sua giunta, Tiziana Zirafi, per l'ex vice presidente del Consiglio comunale del paese agrigentino, Nicolò Riccobene, e per l'impresario di spettacoli Carmelo Napolitano accusati di corruzione aggravata in concorso. Oggi la Procura di Agrigento ha chiesto il rinvio a giudizio dei tre amministratori e dell'imprenditore a conclusione dell'inchiesta sul pagamento di una presunta tangente per l'affidamento di un appalto pubblico. L'udienza è stata fissata per il prossimo 14 aprile. Secondo l'accusa i tre amministratori avrebbero ricevuto sei mila euro dall'impresario per stipulare l'appalto comunale per uno spettacolo musicale realizzato per la festa di Sant'Angelo Patrono di Licata. Ma S. Angelo, che aveva protetto la città dalla peste, non ha salvato il sindaco Angelo Graci, finito in manette, insieme all’impresario, all’assessore ai servizi sociali,e al vice presidente del consiglio comunale. La delibera fu adottata per 31.500 euro, una somma superiore rispetto a quella offerta da altre agenzie.Il sindaco Angelo Graci continua la sua attività di amministratore dalla sua casa al mare di San Leone, ad Agrigento, dove si trova esiliato dal 30 novembre scorso, da quando il Gip gli ha revocato gli arresti domiciliari e imposto il divieto di dimora a Licata. Le indagini sono state condotte da carabinieri della compagnia di Licata e disposte dai sostituti Gemma Milani e Santo Fornasier, del pool reati contro la pubblica amministrazione della Procura di Agrigento coordinato dall'aggiunto Ignazio Fonzo su delega del procuratore capo Renato Di Natale.