Testimoni di giustizia. Ignazio Cutrò rinuncia alla scorta e chiede la privacy

Dopo la revoca delle misure di protezione ai familiari del testimone di Giustizia, Ignazio Cutrò lo stesso chiede la rimozione delle telecamere di sorveglianza collocate nella sua abitazione.

Con l‘amaro in bocca di chi si è sentito abbandonato dallo Stato ma anche con un pizzico di ironia, Cutrò, nonostante le recenti intercettazioni emerse in occasione dell’operazione antimafia “montagna” dicono altro, dice che essendo stato considerato non a rischio, preferisce far risparmiare i soldi pubblici investiti nella video sorveglianza.

Dal 9 aprile scorso i familiari di Cutrò sono senza scorta mentre per l’ex imprenditore è attivo un servizio di tutela di quarto livello che il testimone di Giustizia ha rifiutato anche ieri quando nella sua abitazione di contrada San Leonardo si è presentata una pattuglia della stazione Carabinieri di Bivona.

Ai due sotto ufficiali dell’Arma Ignazio Cutrò ha ribadito quanto detto già al prefetto di Agrigento Dario Caputo e al comandante provinciale dei Carabinieri Giovanni Pellegrino, ovvero che “non ho più intenzione di usufruire del servizio di tutela – ha fatto verbalizzare il testimone di Giustizia – poiché prefersco rischiare la vita al posto della mia famiglia”.