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I sindaci dell’agrigentino, riuniti a Favara per fare il punto della situazione sui centri storici diroccati e chiedere aiuto alla Regione e allo Stato, hanno avuto parole di forte condanna sul comportamento dell’arcivescovo di Agrigento, monsignor Francesco Montenegro, che si è rifiutato di celebrare i funerali delle due sorelline Marianna e Chiara Pia Bellavia, morte sabato mattina nel crollo della palazzina di via Del Carmine dove vivevano. “Il crollo della palazzina – ha detto il sindaco di Favara Domenico Russello – non è certamente dipeso dalle mie responsabilità. Non era affatto un evento franoso annunciato e le parole dell’arcivescovo non hanno fatto altro che alimentare le polemiche”. La riunione fra sindaci e presidente della provincia Eugenio D’Orsi è ancora in corso. Intanto, in procura, ad Agrigento, si è concluso un vertice fra i carabinieri e il pool di magistrati che sta indagando sulle cause del crollo della palazzina di via Del Carmine e sulla mancata assegnazione alle famiglie indigenti delle 56 case popolari di contrada Piana dei Peri. Al momento non ci saranno iscritti nel registro degli indagati – trapela dagli ambienti giudiziari – perchè si dovrà risalire indietro nel tempo e stabilire chi eventualmente avesse la responsabilità della sicurezza pubblica di Favara e dell’assegnazione degli alloggi. Le 19 persone sfollate, 7 famiglie complessivamente, continuano ad essere alloggiate fra parenti ed amici. Soltanto sei persone sono ospiti dell’istituto delle suore Boccone del Povero. “Aspettiamo una sistemazione. Per ora siamo ospiti delle suore, al Boccone del povero. Ci hanno detto che ci devono dare qualcosa di meglio – dice Andrea Vincenzo Crapa, sgomberato con la sua famiglia composta da cinque persone – Aspettiamo con ansia anche perchè non possiamo certo rimanere qui in eterno. Questa sistemazione provvisoria non può diventare definitiva. Abbiamo bisogno di una casa per ricominciare a vivere, la mia sorellina più piccola di cinque anni non fa altro che piangere. Non riesce ad accettare di trovarsi qui, senza più una casa nostra”.