Ultraleggero si schiantò sulla statale, l’Anas: “non era al lavoro per noi”

Il 21 marzo del 2017 Salvatore Scannella , dipendente dell’Anas, morì dopo che l’ultraleggero che stava guidando è precipitato lungo la statale 640. Un incidente sul quale in molti , fin da quel giorno, si sono posti degli interrogativi e sul quale la Procura di Agrigento aveva aperto un fascicolo per omicidio colposo a carico di ignoti, immediatamente dopo il tragico ultimo volo del cinquantacinquenne. “L’Anas, ad oggi, non intende assumersi alcuna responsabilità sulla tragedia”. Lo ha detto al Giornale di Sicilia Francesco Scannella, figlio di Salvatore. “Mio padre – racconta – quella mattina su incarico e autorizzazione dei suoi diretti superiori, si era messo a bordo del suo Tecnam per effettuare delle riprese aeree su alcuni nuovi lotti prossimi all’apertura al traffico. Mio padre – afferma ancora il figlio – si trovava in volo per conto e nell’esclusivo interesse di Anas tant’è che è precipitato in un tratto stradale della statale 640. Incredibilmente però la società ancora ad oggi non intende assumersi alcuna responsabilità sulla tragedia”. La Procura decise , subito dopo la tragedia, di archiviare il filone sulle responsabilità da addebitare al direttore regionale di Anas Valerio Mele. La famiglia Scannella si è opposta all’archiviazione. Il gip di Agrigento ha accolto l’istanza e lo scorso 19 settembre si è tenuta l’udienza. La famiglia ha cercato di controbattere presentando alcuni punti a proprio favore, contestando in primis la perizia secondo cui il velivolo non aveva l’autorizzazione necessaria a sorvolare la zona alla quota alla quale volava al momento dell’impatto letale con i cavi dell’alta tensione. “Come ha scritto il nostro consulente di parte – chiarisce Francesco Scannella – gli ultraleggeri hanno altri limiti di quote e mio padre stava volando alla quota giusta per effettuare le riprese e non ha avuto nessuna colpa se chi di dovere non aveva provveduto a segnalare i cavi con i consueti dispositivi”.

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