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Don Franco ha parlato per l’ultimo venerdì Santo agli agrigentini. Ieri sera , in Cattedrale, al termini dei riti nel giorno della passione di Gesù, ha pronunciato il consueto messaggio toccando diverse tematiche: i giovani, gli immigrati, il riferimento al giudice Livatino e  non ultima la pandemia.   Tamponi molecolari e rapidi, coronavirus, vaccini, tutte parole che abbiamo imparato a conoscere in questo anno di pandemia ma  insieme a questi termini non  si riescono spesso a pronunciare “prendersi cura, attenzione per l’altro, gentilezza, parole tipiche della fratellanza e non sempre seguono azioni di vicinanza- ha detto il cardinale-. Medici e volontari ieri erano eroi oggi non sono più guardati benevolmente come prima: mah! Anche quest’anno alcuni scartati sono morti per assideramento e indifferenza, oggi non si muore solo di covid ma anche di freddo e di indifferenza. Continua la sofferenza e la morte nelle rotte della disperazione che solcano il nostro mare e continua la nostra finta meraviglia per i naufragi, lo sappiamo che quelle imbarcazioni riescono ad attraversare il mare e pure riusciamo a dire: “poveretti” e, poi,  se ne “tornino a casa loro”.   Don Franco è ritornato sui fatti di Licata degli scorsi mesi, sui disabili malmenati e derisi sui social e anche nelle piazze  sotto l’indifferenza di alcuni: “ Sono fatti impensabili – ha tuonato il pastore della chiesa agrigentina- abbiamo bisogno di chiederci dinanzi a te cos’è che non funziona in noi, perché ci rattristiamo per il fatto che non riusciamo a  svolgere i riti della settimana santa secondo tradizioni e poi trattiamo il prossimo come pesi , loro sono il segno perenne di te Crocifisso.” Nella parole di don Franco non è mancato, come fatto altre e più volte, il pensiero ai giovani: “Oggi sembra sia una colpa essere giovani, sono spaesati e impauriti non sanno più qual’è il loro posto. Sono colpiti dalla pandemia e dal giudizio degli adulti. Vedo partire molti giovani, si svuotano i nostri paesi e noi siamo rassegnati. C’è fame di pane ma anche di sorridi, di sguardi e di saluti, dovremmo reimparare a chiedere “come stai” e invece siamo troppo presi a chiedere “che cosa vuoi”. La corruzione: mons. Montenegro ha voluto puntare i riflettori anche su questo termine: “Quanti corrotti e corruttori, si gioca per interessi anche con il numero dei malati e de morti del covid”, ha detto.

E in chiusura al suo messaggio, don Franco ha voluto rivolgersi ai cittadini così: ”: “Continuerò a parlarti  di  Agrigento anche da lontano- ha detto l’arcivescovo- non  potrò scordare questa gente che ho amato e che amo. Io e  loro abbiamo bisogno di te.” Siate fratelli, questo il tuo unico comandamento e vale per tutti, solo così l’alba di speranza per Agrigento si tingerà di Pasqua , siate fratelli e imparate a far bastare il pane per tutti,  attivate le capacità di affrontare la morte e Agrigento cesserà di collezionare aggettivi per tornare ad essere un nome proprio.”

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