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“E’ solo questo istituto ad avere utilizzato personale non abilitato? Ci sono altre scuole paritarie e non, a trovarsi nelle medesime condizioni? Perché solo i nostri istituti sono stati colpiti da tale drastico provvedimento? La Legge non dovrebbe essere uguali per tutti?”
Sono questi gli interrogativi che continuano a porsi, il dirigente generale degli Istituti Pitagora e dante Alighieri ed i suoi collaboratori. La risposta ai quesiti non l’ha fornita neanche il Tar di Palermo, con l’ordinanza del 20 ottobre scorso, cui aveva fatto ricorso la cooperativa gestore degli Istituti. (immag. ricorso)
Una vicenda, che potrebbe sembrare tipicamente Pirandelliana!
Solo nel gennaio di quest’anno, il Pitagora e il Dante Alighieri, a seguito della consueta ispezione annuale da parte dell’Ufficio Scolastico Regionale, si erano visti rilasciare “il parere favorevole per il mantenimento dello status di parità, sussistendone i requisiti richiesti dalle norme in vigore”. ( 1° docum.)
Ma il successivo 18 marzo, l’Ufficio scolastico regionale di Catania, comunicava l’avvio del provvedimento di revoca della parità scolastica, contestando delle presunte irregolarità. Immediate le controdeduzioni, che smontavano in ogni parte i punti contestati alla cooperativa, sostenute anche da una pronuncia del Tar del Lazio, su un ricorso presentato dalla Filins, la federazione a cui la scuola agrigentina è affiliata. (2° docum.)
Per quanto poi, relativamente all’utilizzo in parte del personale non Abilitato, (punto focale della vicenda), nelle controdeduzioni veniva sottolineata l’impossibilità di non potere reperire docenti forniti di abilitazione, ad anno scolastico più che inoltrato. D’altronde la scuola, non aveva fatto che agire come sempre e come tutte le altre, utilizzando il personale non abilitato, in quanto, non sarebbe stato possibile reperirlo per via del rifiuto dell’incarico da parte degli abilitati contattati, “come risulta dal verbale redatto dal Cda della Cooperativa che gestisce gli Istituti, corredato dai documenti di rinunzia agli atti”. A confortare l’operato della scuola, la previsione della procedura di nomina dei non abilitati, prevista anche dal Ministero e comunicata con lettera circolare del 2001, che recita testualmente: “ i gestori delle scuole paritarie possono assumere anche docenti che non sono in possesso dell’abilitazione all’insegnamento” (3° docum.)
Anche per quel che concerne il rapporto di lavoro con i docenti (altro punto originariamente contestato), una circolare del Ministero dell’Istruzione, indirizzata ai dirigenti generali degli Uffici scolastici regionali, sottolinea che: “nelle more di definiti chiarimenti ai quesiti interpretativi, è opportuno che non vengano adottati provvedimenti di revoca della parità scolastica. (4° docum)
Nonostante ciò, nel maggio scorso, l’Ufficio scolastico regionale di Palermo notifica la proposta di revoca all’Istituto e all’Ufficio scolastico della Pubblica Istruzione. Paradossalmente, dalla Dirigenza Generale del relativo Dipartimento regionale, viene reso noto che la competenza a revocare la parità scolastica, è dell’Assessorato regionale , e non già dell’ufficio scolastico della Regione. Da Palermo, viene così consigliato alla scuola Pitagora/Dante Alighieri, di agire con richiesta di annullamento in autotutela. Richiesta che viene puntualmente inoltrata, poi rigettata dall’Assessorato.
Ed è proprio a questo punto che gli istituti in questione presentano ricorso al Tar, che motiva il mancato accoglimento in una maniera definita “incomprensibile” anche dai legali della scuola ricorrente. “Parla di un’ingiustizia, il dirigente generale Carmelo Terrasi, di un grave danno morale”, riportato dalla scuola, dall’intero corpo docente e dal personale Ata, ma soprattutto dagli oltre 120 studenti che hanno dovuto rivolgersi altrove per continuare l’anno scolastico in corso, nonché dei genitori, che tanto affidamento avevano rivolto ad una scuola che opera da più di 30 anni.”
“Non resta che sperare, conclude Terrasi, che l’esito della pronuncia del C.G.A., del Consiglio di Giustizia Amministrativa, riconosca le nostre ragioni, che permetta di riprendere l’attività didattica, ma soprattutto che ponga fine a quello che a voce alta può essere definito un “caso di mala-istruzione”.