Vince un concorso al Viminale ma non viene assunta perché è figlia di un boss mafioso

Gisella Licata, 36 anni di Grotte non ha mai commesso alcun reato eppure ha dovuto fare causa allo Stato, davanti al Tar del Lazio, perché il ministero dell’Interno vuole impedirle di entrare in servizio dopo che la donna ha vinto un concorso da funzionario civile di prefettura. La vicenda viene raccontata dal Giornale di Sicilia . E’ la figlia di Vincenzo Licata, 63 anni, in carcere da 20, boss mafioso di Grotte, condannato a tre ergastoli. Gisella avrebbe dovuto prendere servizio il 4 febbraio firmando un contratto a tempo indeterminato. La sua assunzione, comunicatale il 28 dicembre 2018, è stata bloccata dal Viminale . Il 2 febbraio infatti, due giorni prima della firma del contratto, Gisella ha saputo che non sarebbe potuta entrare in servizio, nonostante non c’entri niente con la storia del padre, in carcere da quando lei era bambina. La donna, assistita dal legale Girolamo Rubino, ha fatto ricorso al Tar del Lazio chiedendo di sospendere la sospensione e di consentirle di prendere servizio. Il Tar però potrebbe dichiararsi incompetente e decidere di mettere tutto nelle mani del giudice del Lavoro di Palermo o di Agrigento.